Cento anni fa, il 2 giugno del 1921, la Società Podistica Lazio veniva elevata a Ente Morale. Da un Regio Decreto, il 907, per l’esattezza. Il provvedimento era figlio del grande impegno profuso dalla Lazio nell’attività fisica e, in particolare, nell’Istruzione Premilitare, che sarebbe l’antesignano dell’odierno movimento scoutistico italiano. Venne riconosciuta l’importanza dell’operato della società biancoceleste nell’ambito della preparazione della gioventù, in un Regno ancora giovane che stava cullando le proprie ambizioni internazionali, per le quali, all’epoca, la forza militare era parte imprescindibile. Lo stesso principe Umberto, erede al trono, partecipò con entusiasmo ai corsi, avvicinandosi al mondo Lazio di cui rimase poi simpatizzante e frequentatore anche negli anni a venire. L’elevazione a Ente Morale, caso più unico che raro nel mondo sportivo, fu un premio alle profonde istanze sociali e culturali che albergavano nella Lazio del tempo, specialmente nella fervida attività svolta nei locali di via Veneto, la sede sociale. Riconoscendo, al contempo, una struttura ben riconoscibile anche grazie alle sedi sportive, in particolare lo stadio della Rondinella, già adibito a orto di guerra durante il primo conflitto mondiale. Promotore del riconoscimento, l’attivissimo presidente Ballerini e l’on. Boselli, presidente onorario, primo ministro proprio nella fase cruciale della guerra.

Luca Aleandri

Esperto della storia laziale e autore del libro "1921 LAZIO ENTE MORALE. I giorni della Rondinella"