A cinque anni di distanza dalla storica visita del 2016, Papa Francesco è tornato questa mattina sull’isola di Lesbo, in Grecia, frontiera di quel dramma dell’immigrazione che l’Europa preferisce nascondere sotto un tappeto di indifferenza e promesse, che rimangono drammaticamente non seguite da fatti.

Il paese ellenico è la seconda tappa del trentacinquesimo viaggio apostolico del pontefice, che giovedì e venerdì ha attraversato Cipro e ieri è atterrato ad Atene, da dove ripartirà lunedì, dopo la visita di oggi al campo profughi di Mytilene, sull’isola di Lesbo.

“Fermiamo questo naufragio di civiltà”

Tra i rifugiati del “Reception and Identification Centre” di Mytilene , campo di Mavrovouni che ha sostituito quello di Moria, distrutto da un incendio nel settembre 2020, il pontefice ha mandato un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni: “Vi prego – è stato l’appello di Bergoglio – fermiamo questo naufragio di civiltà”.

“Sorelle, fratelli, sono nuovamente qui per incontrarvi. Sono qui per dirvi che vi sono vicino. Sono qui per vedere i vostri volti, per guardarvi negli occhi. Occhi carichi di paura e di attesa, occhi che hanno visto violenza e povertà, occhi solcati da troppe lacrime”, sono state le prime parole di Francesco parlando davanti a circa 200 persone, migranti ospiti del centro di Mytilene.

Intervento preceduto da un percorso a piedi del pontefice verso il luogo in cui ha tenuto il suo discorso: nel tragitto Francesco si è intrattenuto con i profughi in sua attesa, accarezzando in particolare i tanti bambini, spesso molto piccoli, stringendo mani, dispensando sorrisi, saluti e parole di conforto e incoraggiamento, ascoltando le storie di alcuni dei rifugiati sull’isola.

“Finisca il continuo rimbalzo di responsabilità”

La Grecia, definita come “scudo d’Europa” dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a marzo del 2020, quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan minacciava di aprire la frontiere turche permettendo così a decine di migliaia di profughi di attraversare l’Egeo, rappresenta tutti quei principi contrari alla morale comunitaria dell’accoglienza, integrazione e libertà di circolazione.

I primi muri ai confini degli Stati europei, per evitare l’ingresso dei migranti, sono il segnale allarmante della deriva comunitaria in merito all’accoglienza di chi fugge dalla guerra, povertà e disastri ambientali.

E Bergoglio, consapevole di quanto gli Stati dell’Ue si stiano chiudendo in nome del populismo ed egoismo, che “instillano la paura dell’altro”, ammonisce proprio quei muri eretti lungo i confini europei. La storia “lo insegna ma non lo abbiamo ancora imparato” ha affermato il pontefice, in quello che è un appello alla responsabilità comune. “Non si voltino le spalle alla realtà, finisca il continuo rimbalzo di responsabilità, non si deleghi sempre ad altri la questione migratoria, come se a nessuno importasse e fosse solo un inutile peso”.

Il Papa ha quindi sottolineato che “è triste sentir proporre, come soluzioni, l’impiego di fondi comuni per costruire muri, dei fili spinati. Siamo nell’epoca dei muri, dei fili spinati”, ha detto il Papa. Certo, “si comprendono timori e insicurezze, difficoltà e pericoli. Si avvertono stanchezza e frustrazione, acuite dalle crisi economica e pandemica, ma non è alzando barriere che si risolvono i problemi e si migliora la convivenza”.

Papa Francesco individua l’antidoto alla deriva antidemocratica: “E’ invece unendo le forze per prendersi cura degli altri, secondo le reali possibilità di ciascuno e nel rispetto della legalità – ha aggiunto -, sempre mettendo al primo posto il valore insopprimibile della vita di ogni uomo”.

Il ruolo del Mediterraneo

E guardando al Mediterraneo, ha lanciato l’appello per fermare “questo naufragio di civiltà”. A Lesbo il Papa sottolinea il ruolo storico del “grande bacino d’acqua, culla di tante civiltà”, che “sembra ora uno specchio di morte”. Per questo, il pontefice invita a non lasciare che “il ‘mare nostrum’ si tramuti in un desolante ‘mare mortuum’, che questo luogo di incontro diventi teatro di scontro. Non permettiamo che questo ‘mare dei ricordi’ si trasformi nel ‘mare della dimenticanza'”. Per Bergoglio, le immagini di uomini, donne e bambini che chiedono soccorso in mare, senza ricevere aiuto, è “un’offesa a Dio”.

Il Papa lancia poi un monito perché il mondo si occupi della crisi umanitaria dei migranti e ricordi il rispetto della dignità dell’uomo: “Quante condizioni indegne dell’uomo! Quanti hotspot dove migranti e rifugiati vivono in condizioni che sono al limite, senza intravedere soluzioni all’orizzonte! Eppure il rispetto delle persone e dei diritti umani, specialmente nel continente che non manca di promuoverli nel mondo, dovrebbe essere sempre salvaguardato, e la dignità di ciascuno dovrebbe essere anteposta a tutto!”, ha sottolineato il Papa, vedendo le condizioni in cui vivono i migranti.

In questo pezzo d’Europa, i rifugiati vivono all’interno di container bianchi, esposti a venti gelidi e a ogni tipo di condizione atmosferica perché il campo sorge a ridosso del mare. A pochi chilometri si vedono le coste turche sulle quali, nel 2015, depositarono il corpo senza vita del piccolo di tre anni Aylan Kurdi.

Ricordando l’ennesimo sacrificio della vita umana, il Papa ha invitato alla ripartenza, proprio per il futuro delle giovani generazioni. “Se vogliamo ripartire, guardiamo i volti dei bambini. Troviamo il coraggio di vergognarci davanti a loro, che sono innocenti e sono il futuro. Interpellano le nostre coscienze e ci chiedono: ‘Quale mondo volete darci?’. Non scappiamo via frettolosamente dalle crude immagini dei loro piccoli corpi stesi inerti sulle spiagge”, ha detto il pontefice.

Un raggio di luce

Papa Francesco ha portato un raggio di luce nell’isola di Lesbo: “Il suo messaggio di speranza e rinnovamento risuona con forza”. Lo ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, presente oggi insieme alla presidente greca Ekaterina Sakellaropoulou alla tappa del viaggio apostolico del pontefice a Lesbo. “La Grecia, insieme all’Unione europea, sta voltando pagina nella risposta all’immigrazione”, ha dichiarato Schinas scrivendo su Twitter.