«Arrivano sempre più spesso donne e bambini, molti sono minori non accompagnati che hanno subito violenze e abusi. Non sono un pericolo, ma in pericolo. Le immagini dei bimbi morti abbandonati sulla spiaggia di Zuwara in Libia continueremo a vederle, se non si cambia politica migratoria». Andrea Costa è il presidente e il coordinatore di Baobab Experience, una encomiabile associazione di volontarie e volontari, che a Roma fa quello che dovrebbero fare le istituzioni: accoglie i migranti in transito. Perché la maggior parte di coloro che sbarcano in Italia non resta, ma prosegue verso i Paesi del Nord Europa. Sono anni che succede e dopo un periodo in cui gli arrivi erano diminuiti, oggi la situazione è di nuovo drammatica. Nelle ultime 48 ore, denuncia il Baobab Experience, sono arrivate 70 persone, tra cui 15 donne e 25 minori. Andrea Costa è appena tornato dal confine della Bosnia, dove si accampano i migranti della rotta balcanica, respinti dalla Croazia.

Che cosa sta accadendo?
Da questo inverno sono ripresi gli sbarchi e a Roma arrivano molti transitanti che da qui proseguono il loro viaggio, visto che non vogliono restare in Italia. A Ventimiglia si uniscono le due rotte, quella mediterranea e quella balcanica. Della prima si parla solo per gli sbarchi, della seconda non si parla proprio per nulla. Sono migliaia di persone che non hanno alcun aiuto, se non quello delle associazioni di volontariato.

Come mai sono ripresi gli sbarchi?
Sono ripresi per una serie di fattori. Quando “improvvisamente” aumentano gli sbarchi in Sicilia, in genere si tratta di prove di forza del nostro alleato d’oltremare: la Libia. L’Europa e l’Italia stringono accordi con i Paesi ai margini dell’Ue perché trattengano con ogni mezzo le persone migranti. Quando si vuole alzare la posta sui finanziamenti che l’Europa versa per convincere i paesi di origine o di transito a intrappolare donne, uomini e bambini, i trafficanti mettono persone in mare. I migranti sono usati come merce di scambio. Tutto questo nonostante oramai sia arcinoto quale sia l’oggetto dell’accordo tra Italia e Libia: le persone che arrivano da noi raccontano di torture, violenze, stupri, forme di schiavismo. Il cinquanta per cento di loro è costretto a lavorare nei cantieri per poter pagare i debiti con i trafficanti, oppure finiscono nelle mani delle bande di miliziani che mandano i video delle torture alle famiglie per chiedere il riscatto. Anche perché in questi anni è cresciuto il costo dei viaggi richiesto dai trafficanti. I flussi vengono regolati dai giochi di potere. È davvero una situazione di ricatto, ai danni degli ultimi.

Poi arrivano qui e trovano solo voi e le altre associazioni…
Essendo transitanti e non richiedenti asilo, non vengono ascoltati da nessuno delle istituzioni. L’altro giorno abbiamo chiamato il Comune per chiedere se potevano trovare un posto per dormire a una madre con il figlio: niente da fare. Siamo noi, con i soldi delle donazioni, che in questi mesi invernali siamo riusciti a trovare un posto dove farli stare. In questo caso, anche grazie al covid, c’erano i posti disponibili a costi non proibitivi. Questa situazione sta finendo. Ma si continua a non prevedere una struttura per i transitanti.

Ma avete provato a parlare con le istituzioni?
Noi non vogliamo fare un collettivo rivoluzionario, lasciamo aperti tutti i canali con le istituzioni. Avevamo un tavolo anche con il comune di Roma, che poi è saltato durante la pandemia. Abbiamo fatto proposte concrete: ristrutturare il palazzo ittiogenico vicino alla stazione Tiburtina, oppure – proposta ancora più concreta – costruire una tendopoli nel piazzale dal quale nel 2018 ci ha sgomberati Salvini, con tanto di tweet orgoglioso. Potrebbe essere una struttura gestita dalla Protezione civile con il nostro contributo. Non dimentichiamolo, siamo volontari.

Qualche risposta?
Niente. Intanto circa 120 persone dormono per strada, anche se con la nostra assistenza.

Che cosa fare per uscire almeno dall’emergenza?
Costruire velocemente un posto per la prima accoglienza vicino alle stazioni. Checché ne dica Salvini, queste persone vogliono andare via e appena possono prendono il treno. Al momento trovano solo noi o altre associazioni come Medici senza frontiere. Se vengono lasciati soli finiscono nelle mani dei trafficanti: la mafia italiana ma anche connazionali che ne approfittano. Serve un posto dove dormire, un mediatore culturale e uno psicologo, visto che molte di queste persone hanno subito violenza. Rischiamo di avere una generazione di migranti traumatizzata. Rispetto agli anni passati, si tratta di una migrazione perlopiù rurale, di uomini, donne e minori analfabeti, il che rende l’accoglienza ancora più complessa. Ci sono tanti quattordicenni che viaggiano da soli e non c’è ragazzino che sia stato in Libia che non abbia subito una violenza sessuale.

Il ruolo della Libia è la questione più scottante. Come deve agire l’Italia?
Sono convinto che ci sia un’unica cosa da fare: costruire un ponte aereo, svuotare i campi, libici e turchi, e portare le persone qui. Ma per fare questo bisogna anche costruire una seria politica di inserimento, che – è importante sottolinearlo – non richiederebbe costi aggiuntivi. I fondi non mancano. Non è vera l’affermazione populista secondo cui l’accoglienza costa troppo. Basterebbe non dare i soldi ai libici e non utilizzarli per respingere i migranti che arrivano via mare. Dobbiamo capire che chi scappa non torna indietro, che se mette in conto – sempre di più peraltro – di morire è perché lascia alle spalle una situazione terribile, spesso di guerra. Ci sono situazioni drammatiche che i media italiani ignorano come la ripresa degli scontri tra Eritrea ed Etiopia. Ma all’Eritrea continuiamo a vendere le armi.

Draghi ha detto che le immagini dei bimbi morti sulla spiaggia di Zuwara sono inaccettabili.
Dico in maniera laica che sono assolutamente d’accordo. Non dovrebbe succedere ma se non cambiano le politiche migratorie continuerà a succedere. Non dobbiamo mai dimenticarlo: coloro che fuggono sono persone che inseguono una vita migliore. Non li voglio esaltare (tra di loro come nella nostra comunità c’è di tutto) ma dobbiamo sempre partire da questa verità: sono persone. Persone, però, come i minori pakistani e afgani che in Bosnia rischiano di saltare in aria per le mine. Invece di Frontex dobbiamo al più presto ripristinare Mare Nostrum.

Vicedirettrice del Riformista, femminista, critica cinematografica