Quelle immagini strazianti dei corpi senza vita di tre bambini su una spiaggia libica hanno fatto irruzione nell’algido vertice Europeo. L’emergenza migranti è stata al centro di un faccia a faccia tra il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, e il presidente francese Emmanuel Macron, ieri mattina a Bruxelles ai margini del Consiglio Europeo. Nel corso dell’incontro – recita una nota di Palazzo Chigi – sono stati affrontati i temi dell’agenda europea, e in particolare la gestione dei flussi migratori e le prospettive di stabilizzazione in Libia e nel centro-Africa, all’insegna di una rafforzata cooperazione tra Italia e Francia.

Nella prospettiva delle decisioni in materia migratoria che saranno sottoposte al prossimo Consiglio Europeo, i due leader hanno condiviso la necessità di uno stretto e costante coordinamento tra Roma e Parigi mirato ad un ruolo più incisivo dell’Unione europea in Africa. La proposta di nuovo patto per l’immigrazione messa a punto dalla Commissione europea risale a settembre scorso, e da allora ancora nessun passo avanti. Draghi ha deciso che è ora di smettere di ignorare un dossier su cui occorre trovare una quadra, ha sollevato il tema davanti ai leader, e alla fine ha ottenuto che se ne parli in maniera strutturata nel prossimo vertice di giugno. Fonti diplomatiche dicono a Il Riformista che sulla necessità di una svolta solidale su questo fronte delicatissimo «c’è stata una importante convergenza di vedute tra Draghi e Macron». E c’è chi si spinge a parlare, forse con un eccesso di ottimismo, di un nascente asse italo-francese in materia.

«Avevo detto che avrei sollevato il problema migranti, assente dalle agende del Consiglio europeo per parecchio tempo. Ho esordito dicendo che mettere a dormire un problema non lo fa sparire, ho offerto i dati delle ultime settimane. Soprattutto in Francia e Germania c’è coscienza del problema. Quanto questo porti a soluzioni comuni e condivise è un discorso da costruire. I primi passi fatti anche da parte della Commissione mostrano la consapevolezza che occorra una risposta solidale e non indifferente. Si discuterà più in dettaglio nel prossimo Consiglio europeo, ho chiesto fosse messo in agenda specifica nel prossimo Consiglio». Così Draghi in conferenza stampa a Bruxelles dopo la riunione straordinaria del Consiglio europeo.

«Continueremo ad affrontare il problema» dei migranti «da soli fino al Consiglio europeo, sta a tutti noi prepararlo bene per arrivare a una soluzione efficace e nel segno della solidarietà», ha aggiunto. «Paesi come la Libia e la Tunisia, dove la situazione politica è seria, sono sempre di più Paesi transito. Si è iniziata una collaborazione in una parte del mondo che ci aveva visti sempre su sponde diverse, se non contrastanti. È una parte importante della nostra collaborazione. L’intenzione è di lavorare insieme in quella parte del mondo», ha rimarcato Draghi a proposito dei rapporti con la Francia dopo il colloquio di questa mattina con il presidente Macron. «Deve esserci un accordo più efficace. La pura volontarietà» dei ricollocamenti dei migranti «ha dimostrato di essere abbastanza inefficace», rimarca il premier. Draghi non esclude il criterio di obbligatorietà del ricollocamento ma osserva: «Si può individuare un sottoinsieme di Paesi che si aiutano. Anche sul tema dell’asilo non si è risolto il problema. La volontà di venirci incontro c’è, perlomeno a parole», annota il premier, «ho avuto un sostegno anche da parte di Paesi che finora sono stati indifferenti, speriamo che si arrivi ai fatti». E ha aggiunto che le strazianti immagini dei corpi di tre bambini su una spiaggia in Libia «sono inaccettabili». Il riferimento è alle foto diffuse da Open Arms dalla spiaggia di Zuwara, in Libia.

«Sono ancora sotto shock per l’orrore della situazione, bambini piccoli e donne che avevano solo sogni e ambizioni di vita. Sono stati abbandonati su una spiaggia a Zuwara in Libia per più di 3 giorni. A nessuno importa di loro». A scriverlo su Twitter è Oscar Camps, il fondatore della Ong spagnola Open Arms, postando le foto choc di corpi senza vita di bimbi riversi su una spiaggia del Paese nordafricano, vittime probabilmente dell’ennesimo naufragio. «Corpi abbandonati. Vite dimenticate. L’orrore tenuto lontano perché scompaia. Vergogna Europa», scrive l’Ong. Chi sono? Sono vittime di un naufragio di migranti? E quale? Quando può essere accaduto? Sta cercando di saperne di più anche l’Oim, l’Organizzazione per le migrazioni delle Nazioni unite.

«Sono immagini drammatiche, difficile capire cosa sia accaduto – dice il portavoce Oim per il Mediterraneo, Flavio Di Giacomo – a quale partenza corrispondano, di quale naufragio si tratti; e sempre che sia un naufragio di cui si è avuta notizia. Dalla Libia i colleghi ci dicono che molto probabilmente sono corpi portati dal mare ma altro per ora non si sa». Per il fondatore dell’organizzazione di salvataggio spagnola questa ennesima tragedia è il frutto delle politiche «che hanno indotto i governi a negoziare con la mafia libica e così facendo hanno legittimato le organizzazioni criminali, in cambio di qualche barile di petrolio in più e di qualche migrante in meno. Senza chiedere in cambio neanche il minimo rispetto dei diritti umani». E ora l’aumento delle partenze è anche il frutto di quella “trattativa”, con i trafficanti «che alzano il prezzo», conclude alludendo alle iniziative intavolate per frenare le partenze. Iniziative che hanno riguardato anche l’Italia. Una macchia che Draghi è chiamato a cancellare.

«Mentre il Consiglio europeo discute una ipotesi di riforma del sistema di asilo, che è in realtà una non riforma poiché non affronta i nodi cruciali e non afferma una vera solidarietà tra paesi con un sistema di redistribuzione obbligatoria, siamo tutti scioccati dalle immagini dei cadaveri di bambini sulle spiagge libiche”, commenta Riccardo Magi, deputato di Più Europa-Radicali, e aggiunge: «Neanche questo choc sembra riuscire a far fare passi in avanti ai governi degli Stati Membri, decidendo con convinzione sul superamento del Regolamento di Dublino e al contempo su una urgente missione di salvataggio congiunto nel Mediterraneo».

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.