Una pioggia di soldi, poco tempo per presentare i progetti, pochissimo per realizzarli e quasi nessuno in grado di tenere insieme le due cose: è la sintesi realizzata dalla Svimez di ciò che ne sarà del Pnrr nel Mezzogiorno se non ci diamo una mossa e se non si aiutano i comuni a gestire l’enorme quantità di denaro in arrivo dall’Europa. L’occasione di riequilibrare il divario tra Nord e Sud rischia invece di diventare l’ennesimo buco nell’acqua e il rapporto Svimez 2021 sullo stato dell’economia e della società del Mezzogiorno fornisce numeri precisi ma tutt’altro che confortanti.

Il nodo principale resta la carenza di personale, soprattutto laureato, e la debolezza della macchina amministrativa delle regioni e dei comuni del Sud: la marcata riduzione dell’occupazione nella PA tra il 2010 e il 2019 ha riguardato soprattutto gli enti locali meridionali (-27% rispetto al -18,6% del Nord). E per di più composto in prevalenza da personale anziano con scarse competenze non solo informatiche. Basti pensare che la quota di personale laureato è inferiore all’11% nel Comune di Palermo, di poco più del 19% a Napoli, mentre sale a circa il 24% in quello di Milano per arrivare al 32% a Bologna e Venezia. Dati allarmanti se si considera che nell’ambito del Pnrr, la prima e maggiore sfida è quella dell’assorbimento delle risorse, tenendo presente che le amministrazioni regionali e locali meridionali dovranno gestirne una quota significativa, quantificata in 20,5 miliardi, per la metà concentrati nel biennio 2024/2025.

Ed è proprio il ruolo centrale dei comuni che mette a repentaglio la realizzazione del Pnrr. «Si vuole alimentare un metodo che a mio avviso non è appropriato alla situazione – commenta Adriano Giannola, presidente della Svimez – Dire che si vuole dare ai Comuni un ruolo importante nell’utilizzo di queste risorse può anche essere corretto ma il messaggio che deve passare è un altro: il Governo ha il dovere di intervenire. I Comuni – chiarisce – non avrebbero dovuto avere un ruolo centrale, perché è appurato che non sono nelle condizioni di poter spendere e progettare. Non possiamo pretendere che con il 40% di enti locali in dissesto, e con Napoli che non ha neanche un dirigente tecnico, le amministrazioni locali si mettano a fare i progettisti».

Nel frattempo il Governo ha deciso di assumere 1.000 esperti per la realizzazione del Pnrr, il 40% di loro sarà destinato alle amministrazioni del Sud: risorse utili, ma non adesso secondo il presidente Svimez. «Va bene assumere, ma i tecnici ci metteranno del tempo per formarsi – afferma Giannola – quindi dovremmo dare loro il tempo di diventare classe dirigente, e questo non si può fare durante un’emergenza e con un piano che ha dei tempi di realizzazione così brevi. Perché mentre loro si formano per gestire ciò che verrà realizzato, qualcuno dovrà pur realizzare i progetti». Per quanto riguarda Napoli, la preoccupazione è concreta se si considera che dei progetti inseriti all’interno del programma di investimenti varato nel 2016 solo il 7% è stato realizzato, il 92 risulta ancora in corso.

Per Palazzo San Giacomo e per tutti i Comuni che da soli non riuscirebbero a spendere bene le risorse del Pnrr, il presidente Svimez suggerisce una soluzione: «Il Mezzogiorno è comunque attrezzato per realizzare i progetti – spiega Giannola – ha a disposizione università, consorzi territoriali di ricerca, l’agenzia della coesione: il Ministero dovrebbe attivare questi soggetti, fare dei prototipi che vengano poi realizzati in funzione dei fabbisogni nei vari comuni con i soldi del Pnrr. Quindi il Comune non deve sentirsi defraudato, al contrario deve sentirsi aiutato a risolvere questi problemi. Nella Costituzione – aggiunge – questo procedimento si trova nell’art. 120 di sussidiarietà verticale, quello che non può fare il settore più vicino al cittadino lo fa l’autorità superiore». Quindi dover spendere e assumere così in fretta potrebbe aumentare invece che accorciare il divario tra Nord e Sud. «Strapparsi le vesti ora dicendo che i Comuni non sono in grado è inutile: lo sapevamo già e lo sanno anche loro -conclude Giannola – Non è scandaloso dire “non ce la faremo a spendere i soldi”. L’alternativa, ripeto, c’è. Bisogna solo scegliere di metterla in pratica».

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Giornalista napoletana, classe 1992. Affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.