Ogni giorno di governo ha la sua pena, l’ultima si chiama “prescrizione”. Balla forte la maggioranza a trazione M5S-Pd sulla riforma Bonafede, conquista parecchio identitaria del Movimento, ottenuta durante lo scorso esecutivo gialloverde e che andrà in vigore dal 1 gennaio 2020. Il nodo della discordia è l’abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, misura che fa gonfiare il petto ai grillini ma che inquieta i democratici, convinti di entrare così in un’epoca in cui “i processi durano all’infinito”. Il Movimento teme fuoco amico in aula, magari il sostegno democratico al decreto-legge del forzista Enrico Costa che di fatto neutralizzerebbe la riforma Bonafede, recuperando la vecchia legge Orlando. A confermare la preoccupazione (e la poca fiducia verso gli alleati) l’interessata profezia di Luigi Di Maio: «La riforma della prescrizione entra in vigore il primo gennaio». Con tanto di monito per Zingaretti e compagni: «Spero che nessuno in maggioranza voglia votare un provvedimento per farci tornare ai tempi berlusconiani». Sulla stessa linea (nessuna concessione e tanto sospetto) il Guardasigilli Alfonso Bonafede: «Se il Pd in Aula fa asse con Forza Italia e Lega sulla prescrizione sarebbe grave».

Ma al Nazareno non mollano la presa, timorosi che la riforma Bonafede senza aggiustamenti sia pericolosa. I dem non si professano, almeno pubblicamente, ostili alla cancellazione della prescrizione ma temono che con l’entrata in vigore della riforma i processi diventeranno infiniti, instaurando di fatto un ergastolo psicologico. Il Pd vuole istituire delle misure a tutela della “ragionevole durata dei processi”, che Bonafede e il M5s vogliano o no. Il capogruppo democratico al Senato Andrea Marcucci ricorda a Di Maio e Bonafede che sono «ministri in una coalizione». E l’ex Guardasigilli Andrea Orlando rincara «vogliamo fatti concreti sul processo penale». Nicola Zingaretti a provare a mediare. «Noi diciamo che accanto alla prescrizione bisogna garantire i tempi certi e brevi del processo. Se questo si ottiene noi non facciamo nessun problema. Bisogna solo ascoltarsi che è la cosa più bella che si possa fare fra alleati», dice il segretario Pd.

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Ma l’Aula è grande e sulla battaglia garantista si possono trovare nuovi alleati. Il deputato Alfredo Bazoli, capogruppo dem in Commissione Giustizia alla Camera, ci dà la linea, che non piacerà agli alleati grillini: «Il M5s deve accettare un compromesso politico e abbandonare i toni inaccettabili alla Di Battista. Attendiamo un segnale dal ministro Bonafede, finora troppo rigido». Se no cosa succede? «Porteremo comunque avanti la linea a difesa della ragionevole durata dei processi. La soppressione della prescrizione senza regole sui tempi processuali rischia di originare processi infiniti. Lo dicono anche tanti magistrati». Cosa proponete? «La via maestra oggi è il rinvio della riforma Bonafede per applicare la fine della prescrizione dopo il primo grado insieme alla riforma dei processi». Ma il Guardasigilli non sembra d’accordo. «Allora faremo nostre proposte in Parlamento con chi ci sta, tese unicamente a dare tempi certi ai processi». Anche con Forza Italia? «Si, chiunque voglia sostenere questa battaglia». Sembra un fronte garantista.  «Il Pd è un partito garantista equilibrato». E il M5s? «Ogni tanto perde la frizione sul giustizialismo».

La prescrizione può provocare una crisi di governo? «Certamente se non arriviamo a una soluzione, e il tempo stringe, rischia di diventare un fatto deflagrante per il governo». Potreste votare il decreto-legge Costa? «Così aboliremmo la riforma Bonafede e non vorremmo arrivare a tanto». Intanto la proposta forzista resta lì, col consenso del centrodestra, in attesa di un fronte “garantista”.