La Procura di Milano è stata messa pesantemente sotto accusa dalla procura di Brescia. Sono indagati il numero due della procura, Fabio De Pasquale, che è procuratore aggiunto, e il sostituto procuratore Sergio Spadaro. L’accusa è penalmente leggera ma politicamente gravissima: avere nascosto delle prove a discarico dell’imputato. Il reato si chiama “rifiuto di atti d’ufficio”. Dico “penalmente leggera” perché la pena massima è di due anni, diciamo circa un quinto della pena per un modesto reato finanziario.

De Pasquale è uno dei magistrati più noti d’Italia, e anche uno dei più potenti. Si occupò a suo tempo, quasi trent’anni fa, dell’inchiesta sull’Eni che portò in prigione e poi al suicidio Gabriele Cagliari, grande manager e galantuomo, col “difetto” – grave – di essere socialista, o almeno simpatizzante. Poi De Pasquale si occupò del processo Mediaset, l’unico dal quale Berlusconi è uscito con le ossa rotte (di tutti i processi, circa 70, che ha subito, è il solo nel quale fu condannato, con una sentenza di Cassazione contestatissima e che è ancora all’esame dello stesso tribunale di Brescia e della Corte di giustizia europea). Il processo Mediaset ha oggettivamente modificato la geografia politica italiana, segnando la fine del comando berlusconiano sulla destra.

Infine, De Pasquale ha preso in mano il processo Eni Nigeria (nel quale i dirigenti erano accusati di avere pagato delle tangenti ai nigeriani) che poteva concludersi con effetti devastanti, sia per il presidente dell’Eni Descalzi, sia per gli altri imputati, sia per il futuro della stessa Eni, e cioè di uno dei motori funzionanti sia dell’economia che della politica estera italiana. Per fortuna all’ultimo momento è saltata fuori la prova dell’innocenza dei dirigenti Eni, che i Pm avevano cercato in tutti i modi di nascondere, pur essendone a conoscenza. Così almeno ha stabilito la Corte. Tutto questo per dire che non stiamo parlando di un piccolo magistrato di provincia. Parliamo di un colosso, non a caso numero due della più importante Procura d’Italia.

I magistrati di Brescia hanno ritenuto di dover intervenire – immagino – dopo aver letto le motivazioni della sentenza Eni che contengono le accuse feroci contro i Pm. Le cose andarono così. I Pm erano a conoscenza del fatto che esisteva un filmato (girato di nascosto dal famoso avvocato Piero Amara) nel quale Vincenzo Armanna, il principale teste di accusa contro Descalzi e gli altri annunciava – due giorni prima di andare in procura – che avrebbe denunciato l’Ad dell’Eni per gettare fango e per ricattarlo. Evidentemente questo filmato smontava tutto l’impianto dell’accusa. Però fu nascosto dall’accusa, che invece ha il dovere addirittura di cercare le prove a discarico degli imputati. Fortunatamente l’avvocato di uno degli imputati era avvocato anche di un altro imputato, in un altro processo, in altra città, e, per una singolare coincidenza, agli atti di questo processo c’era proprio quel filmato. Così l’avvocato ha chiesto che fosse acquisito al processo Eni Nigeria, ma i Pm si opposero sostenendo che fosse irrilevante. La Corte invece lo fece acquisire e lo considerò decisivo per assolvere tutti. Non basta. I magistrati bresciani hanno scoperto che Armanna tentò di corrompere un altro teste per sostenere le sue accuse all’Eni. Ora qui si pone una lunga serie di domande.

Prima domanda: succede spesso che i Pm nascondano le prove a discarico? È legittimo sospettarlo.
Secondo: la notizia è uscita sui giornali solo ieri, in seguito alla deposizione delle motivazioni della sentenza, ma l’autorità giudiziaria già conosceva l’episodio. Dunque perché non è intervenuta? Il Procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, ad esempio, titolare dell’azione disciplinare, ha pensato che fosse giusto passare sopra a una simile enormità e lasciare che De Pasquale – per dire – restasse il numero 2 della procura di Milano? E con quale credibilità?
Stessa domanda (terza domanda) al procuratore Greco: sapeva di questa azione di De Pasquale e di Spadaro? Ha fatto qualcosa per impedire che De Pasquale e Spadaro restassero al loro posto? Ha denunciato la cosa in qualche sede? Forse sono io che non sono informato. Spero che sia così. E che invece Salvi e Greco si siano mossi da tempo, con discrezione. Altrimenti, devo dire, l’idea che ci eravamo fatti dopo le denunce accorate del Pm Storari (quello del caso Amara-Loggia Ungheria) e cioè che la procura di Milano sia un luogo dove la giustizia fa capolino assai raramente e invece dilagano i maghi del potere e della burocrazia, beh, forse forse non è un’idea proprio campata in aria.

E a questo punto, un’altra volta sono costretto a tirare per la giacca l’ottima ministra Cartabia. Ottima, ma stavolta non può cavarsela con la mediazione. È suo compito accertare sia le responsabilità di De Pasquale e Spadaro, sia, però, anche quelle di Greco e Salvi. O no? Perché se questo non succede poi non venite a protestare ogni volta che qualcuno dice che la magistratura italiana è tutta da buttare. O esistono dei vertici in grado di intervenire, e di fermare i comportamenti indegni di gran parte del gruppo dirigente della magistratura, e in particolare del partito dei Pm, o è chiaro che da una parte si va a fare benedire la reputazione di migliaia di magistrati bravi e incolpevoli – perché diventa difficile, per l’opinione pubblica, fare tanti distinguo – e dall’altra vengono travolti tutti i diritti al giusto processo di decine di migliaia di cittadini.

Che credito potremo dare a una sentenza, se non si corregge tutta questa degenerazione? Avete presente quelli che dicono: le sentenze non si discutono? Beh, cominceremo a dire: le sentenze non si accettano, perché le fanno coi piedi. Non vi pare? Qualcuno mi denuncerà un’altra volta per vilipendio della magistratura? Qui mi sembra che l’autovilipendio lo stiano facendo altri…

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.