Arresti di piazza, purghe tra gli altri gradi delle forze armate e, presto, processi contro i “traditori di Stato”. Il terrore putiniano potrebbe presto farsi strada in Russia dove ‘Mad Vlad’, scottato dall’andamento del conflitto in Ucraina, l’operazione militare speciale che si è trasformata in un pantano per le truppe russe, con costi umani non preventivati.

L’ultimo allarme su una stagione di epurazioni arriva da Daniil Berman, avvocato specializzato nella difesa delle persone arrestate durante le manifestazioni di piazza, difensore tra l’altro delle Pussy Riot e della giornalista di Channel One Marina Ovsyannikova, la redattrice che lunedì nel corso del telegiornale è apparsa alle spalle della conduttrice esponendo un cartello contro l’aggressione in Ucraina.

Berman ha infatti avvertito che, stando a informazioni in suo possesso, gli inquirenti russi del Comitato investigativo avrebbero ricevuto l’ordine di concludere rapidamente tutti i casi riguardanti i crimini economici o metterli in attesa perché “ad aprile saranno tutti sommersi dai casi penali contro i ‘traditori di stato’ e ‘traditori nazionali’.

Purghe, arresti e minacce

Chi sarebbero i “traditori di Stato” nel mirino delle purghe dal sapore staliniano? L’avvertimento da parte dello Zar Putin era arrivato nell’ultimo messaggio alla nazione, in cui il leader del Cremlino aveva parlato di un popolo russo “capace di distinguere i veri patrioti dai bastardi e dai traditori, e sputare fuori questi ultimi come moscerini finiti per sbaglio in gola”.

Parlando invece delle sanzioni internazionali che hanno preso di mira gli oligarchi, per Putin si trattava di una mossa dell’Occidente per “scommettere una cosiddetta quinta colonna, sui traditori della nazione, su chi guadagna in Russia, ma vive in Occidente”. “Non giudico quelli con ville a Miami o in Costa Azzurra, o chi non può cavarsela senza ostriche o foie gras, o con la cosiddetta libertà di genere, perché pensano che questo li collochi in una casta superiore. Il problema è che esistono mentalmente altrove, e non qui, con la nostra gente, con la Russia”, era stato il messaggio minaccioso dello Zar.

Alle minacce e agli arresti dei manifestanti che domenica scorsa erano scesi in piazza in oltre 30 città per manifestare contro la guerra e il regime del Cremlino sono quindi seguiti alcuni arresti eccellenti tra le fila delle forze armate.

Le purghe a Mosca hanno infatti colpito Serghei Beseda e Anatoly Bolukh, numero uno e numero due della Quinta divisione dell’Fsb, la ‘filiale’ dei servizi segreti specializzata nei Paesi dell’ex Urss. Dietro la ‘purga’ ci sarebbe l’accusa nei loro confronti di aver deliberatamente fornito notizie errate sulla situazione in Ucraina e rubato denaro destinato ad arruolare agenti e organizzare operazioni sovversive.

L’ultimo a finire nel mirino di Putin è stato Roman Gavrilov, vice capo della Guardia nazionale russa, la Rosgvardia, arrestato dall’Fsb. A scriverlo ieri era stato Christo Grozev, giornalista del sito investigativo Bellingcat, che cita “tre fonti indipendenti”. La Rosgvardia è una delle unità dell’esercito che ha subito maggiori perdite nel corso del conflitto in Ucraina, in corso ormai da 23 giorni.

Quanto a Gavrilov, i motivi dietro l’arresto non sono ancora chiari: stando ad una fonte riportata da Grozev sarebbe stato arrestato dal dipartimento di controspionaggio militare dell’FSB per “fughe di informazioni militari che hanno portato alla perdita di vite umane”, mentre altre due fonti sottolineano invece che l’accusa sarebbe di “sperpero dispendioso di carburante“.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia