Questo che pubblichiamo è l’intervento pronunciato dall’on. Maurizio Lupi ieri alla Camera dopo l’intervento del ministro Bonafede. Lupi nel 2015 si dimise da ministro perché la magistratura mise sotto inchiesta alcuni dirigenti del suo ministero. Riconosciuti successivamente innocenti. Bonafede si impegnò molto nella richiesta di dimissioni del ministro Lupi, anche se lui non era stato inquisito.

Signor Ministro, la guardavo mentre informava il Parlamento e devo dire che il primo mio sentimento è stato quello di una grande solidarietà umana, non politica, perché la domanda che mi è venuta, guardandola negli occhi – e anche adesso la sto guardando negli occhi – è: come si sarà sentito, lei, sbattuto in prima pagina nella gogna mediatica, già condannato? Come ha passato le notti, insonni per l’ingiustizia che stava subendo? Lei si ritiene il campione del giustizialismo; come è possibile che tutto questo accada? Come è possibile che tutto questo sia accaduto? E non a caso lei ha reagito con forza, dicendo: menzogne e malafede, illazioni e suggestioni inaccettabili, limite e onorabilità, “cosi è se vi pare”. Guardi, nei due minuti, le faccio la declinazione del “così è se vi pare”, perché poi possiamo trarre tutti un insegnamento…

Così è se vi pare: Di Matteo dice, in una trasmissione televisiva, che lei non l’ha nominato a capo del Dap perché ha ricevuto pressioni. Lei si scandalizza e lui ribadisce, in un’intervista sui giornali, sui quotidiani, che non l’ha nominato per questo: così è se vi pare? Il 7 e l’8 marzo c’è una rivolta nelle carceri, 13 morti, 376 mafiosi sono scarcerati, uno su tre tra l’altro ancora in attesa di giudizio: così è se vi pare? Lei ha decapitato, dopo averla difesa qui davanti a noi, la struttura del Dap, mandando a casa Basentini, che aveva nominato: così è se vi pare?

Le leggo quello che diceva cinque anni fa, quando, in una trasmissione televisiva, lei chiedeva le dimissioni di un Ministro: “Non capisco perché non si sia ancora dimesso, è scandaloso, dal mio punto di vista, e non per le responsabilità penali, ma per le responsabilità politiche. Si deve dimettere perché in qualsiasi altro Paese civile del mondo un Ministro si dimette se la struttura centrale del suo Ministero – quella che lui aveva difeso a spada tratta, quella che aveva nominato – si rende responsabile di fatti che non sono condivisi”. Era il deputato Bonafede che parlava: è il deputato Bonafede o è il Ministro della Giustizia Bonafede che parla oggi? Sono accaduti o non sono accaduti quei fatti di cui dicevo: i 13 morti per le rivolte nelle carceri? Sono stati scarcerati o non sono stati scarcerati molti detenuti? Ha chiesto e ha ottenuto le dimissioni del capo del Dap che lei aveva nominato?

Allora, guardi, io la conclusione che le voglio proporre è questa qui: il garantismo non è un’opinione. Lei ha fatto grande sfoggio mediatico, in tutti questi cinque anni – e addirittura su questo è arrivato a diventare ministro della Giustizia – di principi duri e puri di trasparenza, fomentando campagne mediatiche di gogna pubblica. Oggi si ritrova nella stessa fomentazione. Si ricordi, questo è un insegnamento, per lei e per tutti noi che siamo qui a fare politica: siamo tutti più ligi alle garanzie costituzionali, piuttosto che a presupposti e principi. Leo Longanesi ci ha lasciato un grande insegnamento: “Attenzione ad appoggiarsi troppo sui principi, perché poi si piegano”. Così è, se vi pare

Maurizio Lupi