Era una notizia un po’ annunciata, sussurrata e spinta da più parti: adesso è ufficiale. Ci sarà una seconda stagione di Squid Game, la serie tv sudcoreana di Netflix che ha battuto ogni record di streaming sulla piattaforma. Non si è parlato di altro per settimane. “Mi sembra che non ci lasciate altra scelta”, ha dichiarato il direttore. La notizia ha fatto il giro del mondo in pochi minuti.

La serie tv è stata la più vista di sempre su Netflix: nel giro di una ventina di giorni dall’uscita ha raggiunto 132 milioni di persone almeno. Netflix, ha calcolato Bloomberg, potrebbe generare fino a 900 milioni di dollari di ricavi dal prodotto costato solo 21,4 milioni. La serie ha battuto ogni record e nonostante le numerose e rumorose critiche sollevate a causa degli episodi di emulazione (la serie è in alcune scene molto violenta, splatter, e quindi vietata ai minori di 14 anni dalla piattaforma) con protagonisti bambini e giovanissimi.

Che cos’è Squid Game

456 concorrenti in gara per un death game o survival show, qual dir si voglia. Persone disperate, in crisi, in piena povertà o quasi arruolati con un po’ di inganno e mistero in una gara mortale. Chi vince intasca 45.600.000.000 won, il corrispettivo di 33 milioni di euro. Le prove sono dei giochi da cortile dalle conseguenze estreme: chi vince va avanti, chi no viene eliminato. Una sorta di favola splatter sul capitalismo e la società della competizione quella scritta dall’autore Hwang Dong-hyuk, che ci ha lavorato per 10 anni, vedendo il suo lavoro spesso cestinato. La serie in Italia è uscita senza doppiaggio: disponibile soltanto con i sottotitoli.

L’autore sulla seconda stagione

L’autore della serie, che ha avuto un feedback straordinario e aldilà di qualsiasi previsione, già in un’intervista sul The Times non aveva escluso la realizzazione (e quindi la scrittura) di una seconda stagione della serie: “Per lo stress ho perso anche sei denti ma le persone sono entusiaste della serie, sto valutando l’idea”. Squid Game, o “il gioco del calamaro”, è stato partorito dopo dieci anni di rifiuti per via di una sceneggiatura giudicata troppo inverosimile.

Secondo Hwang Dong-Hyuk il fatidico sì al progetto è arrivato perché il mondo è diventato “un posto dove storie di sopravvivenza uniche e violente sono benvenute per i legami con la realtà che viviamo”. Il regista e sceneggiatore ha voluto riflettere nel racconto “la società competitiva di oggi – aveva commentato alla Cnn -. Questa è una storia di perdenti che si barcamenano nelle battaglie quotidiane e vengono lasciati ai margini mentre i ‘vincenti’ continuano la loro scalata”. Netflix non lascia trapelare al momento dettagli sulle tempistiche ma sicuramente, questa volta, ci vorranno meno di dieci anni per realizzare la fiction.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.