Peggio del mancato intervento è la promessa di un intervento che, si sa già, non ci sarà. Le promesse tradite sono ferite mortali per chi è nel bisogno. Lasciar intendere che il nuovo commissario della sanità calabrese sarebbe stato Gino Strada è arrivato come un pugno sotto la cintola, il colpo all’avversario per terra. La Calabria l’ha vissuto come l’ennesima beffa di un potere dai colori indistinti, che accomuna in un sistema unico forze di maggioranza e opposizione, nazionale e regionale. Tutto era cominciato con una, ormai famosa, intervista di un giornalista della trasmissione “Titolo V”, della Rai: il commissario regionale alla sanità, ex generale dei carabinieri, Cotticelli disvela il tragico stato del sistema di cura calabrese e della sostanziale inattività, sua del Governo e della Regione.

La rabbia popolare lo travolge. Salta fuori il nome di Gino Strada come possibile successore, mentre il Governo provvede a nominare il manager Zuccatelli, che nasce già morto avendo anch’egli rilasciato, in passato, un’intervista paradossale, in cui si negava l’utilità delle mascherina contro il covid19. Comincia un clima d’attesa alimentato da ogni tipo di voci che già vedono impegnato Strada sul territorio calabrese, in realtà presente perché cura da tempo i migranti nella Piana di Gioia Tauro. Voci continue su Strada e la speranza che cresce fra i calabresi di poter avere un uomo straordinario, con una storia lunga di competenza, al servizio della Calabria. In una terra disperata, magari esageratamente, si aspettava e si credeva al miracolo: alla possibilità che un mago avrebbe risolto tutto. In altri posti una tale aspettativa potrebbe apparire irragionevole, per chi vive fra emergenze e insufficienze attaccare la speranza ad arrivi messianici è fonte di sopravvivenza. E certo solo la disperazione poteva far chiudere gli occhi ai calabresi, illuderli e fargli dimenticare che la carica di commissario alla sanità in Calabria vale 3,5 mld di euro, più di 2/3 del bilancio regionale.

Che il commissario ha, nei fatti, più potere del presidente della Regione, per cui per via commissariale ci si assegna una Giunta senza passare per le elezioni. Il Governo, ma anche il concerto regionale, avrebbero dovuto affidare a una personalità esterna e indipendente una cifra sbalorditiva, rinunciando a ogni operatività rispetto a essa se non per un dovere di controllo? In Calabria ci hanno creduto e, per otto giorni, davvero tutto si scriveva e si diceva perché vi si credesse. Dopo otto giorni è intervenuto Strada con un post sulla propria pagina social per dire che col presidente Conte c’era stata un’unica telefonata, molto generica, in cui si prospettava una sua vaga collaborazione alla sanità calabrese e nulla più.

Si riaccendono le polemiche, le trasmissioni televisive, il ministro Speranza dà il benservito a Zuccatelli che aveva sostituito Cotticelli, ripartono le voci su Gino Strada, si bruciano diversi nomi inframessi per placare la rabbia calabrese. E quando ormai il miracolo sembra sorgere dalle mani del santo, sulle sue labbra si dipinge il nome di Eugenio Gaudio, origini calabresi ed ex rettore de La Sapienza, invece di quello atteso, di Gino Strada. Però le voci si riaprono, pure Strada ci sarebbe: in ticket con Gaudio, in collaborazione, come sub-commissario. E di nuovo interviene il fondatore di Emergency sui social, per dire che lui sul tandem non ci sale, che anzi non ne sa nulla, che nessuno lo ha chiamato. To be continued, direbbero gli americani. E davvero le voci riaprono a ogni tipo di ipotesi, con Strada sempre in procinto di intervenire, e salvare la Calabria.

Ma i calabresi ormai non ci credono più, sono saltati fuori dalla favola presunta rientrando nel disastro consueto: che è grave, complesso, ma più risolvibile di quanto si voglia far credere. E la Calabria si è fatta due settimane di giro di dolore fra giornali, televisioni e bocche, per consolare tutti: che per quanto stiano male, debbano sentirsi sollevati di non versare in condizioni calabresi. Ora è tornata nel posto che gli Dei o Dio o il Caso le hanno dato, fra la magia di un mare e di un cielo belli come pochi posti al mondo, troppo belli per non pagare un prezzo di sofferenza che si spera, almeno, non sia eterno. Domani si apriranno altre voci e altre Strade, cominceranno nuovi giri di dolore e nuove favole. E i calabresi ci cascheranno ancora nelle promesse fatte solo per poter essere tradite.