Una foto “rubata“. Casuale, non cercata. Una nostra foto che ritrae due protagonisti della politica irritualmente vicini: due figure che danno corpo all’ipotesi dell’asse tra il centro e la Lega.

Un incontro capitato per caso, la sera del 24 dicembre scorso, nel plateatico basso dell’emiciclo del Senato. Siamo a Palazzo Madama e la votazione per la legge di bilancio è al fotofinish: le ultime battute per apporre alla manovra il sigillo del Senato e mandarla, con urgenza, all’approvazione della Camera. Matteo Renzi e Matteo Salvini incrociano gli sguardi e si avvicinano cautamente, come a sperimentare un rituale condiviso.

È nella concitazione di quegli ultimi minuti della tarda serata della vigilia, con i banchi senatoriali che andavano sguarnendosi e la tribuna stampa già vuota, che i due Matteo si avvicinano. Si approssimano senza fretta, rimanendo in piedi, l’uno di fronte all’altro, guardandosi intorno. E preso atto della distanza di sicurezza con gli altri parlamentari, iniziano a parlarsi fittamente. In un botta e risposta che agli osservatori è parso disteso e amichevole, ma non meno denso. Sul piatto, i nomi dei Quirinabili sui quali centrodestra e centro, se non anche il centrosinistra, possono e devono convergere.

Gli scambi di battute tra senatori di schieramento opposto sono all’ordine del giorno: un buffetto, una battuta, una stretta di mano scappano sempre. Tra Renzi e Salvini però non è un fugace scambio di convenevoli. È l’occasione di parlarsi apertis verbis, paradossalmente protetti dallo scambio in campo aperto. Niente rendez-vous all’ombra di Verdini. Nessun incontro all’Autogrill. Men che meno i tavoli apparecchiati sui quali poi favoleggiano tutti. La scelta di guardarsi negli occhi e parlarsi de visu fuga la fantapolitica dei retroscenisti d’assalto, anche se la curiosità non viene meno.

Matteo Salvini sta conducendo la partita del Quirinale dalla posizione di forza che gli conferiscono i numeri. La sua Lega ha la golden share della coalizione, tantopiù se sommata ai grandi elettori delle Regioni. Renzi può mettere insieme novanta voti, includendo quelli di Coraggio Italia. E non a caso Italia Viva è l’unico gruppo che ha potuto aggiungere due elementi ai suoi parlamentari nella settimana di Natale: si sono aggiunte Flora Frate e a Maria Teresa Baldini, entrambe provenienti dal gruppo misto (la prima di provenienza M5S, la seconda Fratelli d’Italia). Due arrivi che non dispiacciono a Salvini e che rafforzano il gruppone centrista, diventato sempre di più l’ago della bilancia del Colle.

La durata del faccia a faccia Salvini-Renzi, quasi 25 minuti, spiazza i presenti. È soprattutto dai banchi del Pd che il mormorio si fa sentire. Così come prendono quota le congetture più svariate. Pierferdinando Casini è il candidato naturale dei centristi; Giuliano Amato il ricorrente jolly delle istituzioni, la riserva della Repubblica per eccellenza. E poco più a destra, Elisabetta Casellati, la presidente del Senato, oltre a Letizia Moratti, Vice presidente della Regione Lombardia, compongono il quadretto delle carte che Renzi e Salvini condividono e sulle quali concentrano i ragionamenti.

Difficile desumere dalla lettura dei labiali dei due Matteo su quale dei nomi si fermerà il boccino. Di certo, da quel primo incontro da noi fotografato in Senato nasce l’intesa che può portare ad un nome già nelle prime chiame, quando si fossero verificate due condizioni su cui Renzi e Salvini sono chiamati a condurre un mandato esplorativo: la disponibilità di Berlusconi a fare un passo indietro e quella di Mario Draghi a continuare a condurre il governo, rimanendo a Palazzo Chigi.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.