Gli auguri di fine anno devono terminare col “botto”. Quelli istituzionali dati ieri dal presidente dell’Assemblea Siciliana e leader di Fi in Sicilia, Gianfranco Micciché, gli hanno dato l’occasione per tornare alla ribalta. E come nelle recite di Natale, per poter godere di quel quarto d’ora di celebrità che non si nega a nessuno.

A fare il “botto” ci ha pensato lui, rinvenendo un ricordo tagliato apposta sul Quirinale; un cadeau che ai giornalisti è parso troppo bello per non essere vero. «Durante la cena con Renzi di qualche mese fa, abbiamo chiacchierato sinceramente e lealmente; e poi gli ho chiesto: “Lo voti Berlusconi al Quirinale?”. Mi ha detto: “Perché no? Se ci sono le condizioni…”, ma questo non significa che gli abbia strappato la promessa, questo no», ha dettagliato l’azzurro siciliano al culmine dell’incontro con la stampa. Ha aggiunto di essere animato dalle migliori intenzioni: «Siamo nelle condizioni di allargare la quota di Centro, più di quanto possa fare il centrosinistra. Forza Italia senza la Lega non potrebbe andare da nessuna parte, e non vuole andare. Speriamo di potere convincere anche la Meloni ad un allargamento verso Renzi, penso che si potrebbe ottenere ma è escluso che si faccia un Centro tenendo fuori Lega e Fdi».

Una narrazione che i detrattori di Renzi gradirebbero molto. Se solo fosse vera. Perché IV ha riunito i suoi gruppi parlamentari venerdì scorso, con la massima riservatezza, ma nella rosa di nomi che ha preso in esame il Cavaliere non c’era. Una fonte molto vicina al leader di Iv mette le cose in chiaro: «Matteo non ha mai detto una frase del genere», con riferimento al votare Berlusconi. È escluso. «Ciò che Renzi dice in pubblico lo dice anche in privato», ci tiene a precisare lo staff. Ma è proprio dal più ristretto ambito del leader fiorentino che ci dicono come «Micciché ogni giorno tira fuori una storia nuova su questa cena. È un uomo a caccia di visibilità».

La polemica sulla presunta tentazione di Renzi verso il voto a Berlusconi non ha scalfito Italia Viva, tutta scettica dal primo momento sul rumors. «È del tutto escluso che Renzi dia questa indicazione», taglia netto Gennaro Migliore. Alla limpidezza di Roberto Giachetti non si può non credere: «È una cazzata. Abbiamo fatto riunione dei parlamentari e il nome di Berlusconi non è mai venuto fuori», assicura. «Non credo proprio che Renzi possa aver detto che qualcuno dei nostri potrebbe votare Berlusconi», rafforza il senatore Giuseppe Cucca, capogruppo Iv in commissione Giustizia. «Le dico piuttosto chi ci vuole: un europeista convinto, di alto profilo internazionale. E che conosca bene la politica», aggiunge. «E ci sono anche autorevoli tecnici che conoscono bene la politica, non bisogna essere in un partito per farlo».

Italia Viva, ago della bilancia di ogni accordo possibile, è velatamente dietro alla war room di Pierferdinando Casini, ma rimane aperta ad altre ipotesi. I cugini di Azione, Carlo Calenda in testa, continuano a proporre Marta Cartabia per il Quirinale, chiedendo a Draghi di rimanere a Palazzo Chigi. Le carte, con centrodestra e centrosinistra sostanzialmente paritetici, le darà il centro. Si lavora all’intergruppo parlamentare che vedrà appaiati Coraggio Italia e Iv, ed è il leader di CI e governatore ligure Toti che conferma la buona fede di Renzi: «Micciché dice che Renzi voterebbe per Berlusconi? Io ho sentito di no dalle mie orecchie in tutte le cronache di queste ore» ha detto al termine della Cerimonia per lo scambio degli auguri di fine anno con i Rappresentanti delle Istituzioni, delle Forze Politiche e della Società civile al Quirinale.

Michaela Biancofiore, parlamentare di Coraggio Italia, vuole andare a vedere le carte coperte: «Fa sorridere che tutti parlino di Draghi al Quirinale senza che al diretto interessato sia mai stata fatta direttamente la fatidica domanda. La vulgata dice che il Presidente del Consiglio voglia salire sul colle più alto ma da dove scaturisca questa convinzione, è il mistero che si cela dietro ogni puntata di “Quirinaliful”, visto il rumoroso silenzio che caratterizza il protagonista principale».

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.