Grandi e silenziose manovre in Parlamento. Risultati delle amministrative alla mano, si registrano numerose richieste di colloquio, tra le seconde file e poi con i rispettivi leader: “Facciamo poi due chiacchiere con calma”? Sì certo, risponde l’altro, “la prossima settimana oppure dopo i ballottaggi”. Perché se il centrosinistra conquista Roma e Torino – e vediamo con quali pacchetti di voti – le manovre potrebbero farsi ancora più evidenti. L’obiettivo di tanto cercarsi è la creazione in Parlamento del blocco lib-dem, quei liberaldemocratici che vedono nelle cosiddette “ali estreme”, sovraniste da una parte e populiste dall’altra la condanna per il compimento del Piano nazionale di resistenza e resilienza, il piano Marshall che l’Europa ha concesso all’Italia e che non può in alcun modo essere disperso. Se è vero, come è vero, che la pandemia è destinata a cambiare la geografia politica – nella domanda e nell’offerta – una forza lib-dem progressista, riformatrice e pragmatica (centrista piace meno) potrebbe essere il primo risultato di questa rivoluzione.

In prima fila in questo laboratorio politico c’è sicuramente Carlo Calenda, la grande sorpresa delle amministrative 2021, forte di un successo del 20 per cento a Roma costruito voto dopo voto in un anno di campagna elettorale pancia a terra in tutti i quartieri della Capitale. Il leader di Azione intende ora partire per un tour nel paese per lanciare il suo progetto politico e vedere che effetto che fa. Insieme a Calenda c’è Matteo Renzi: Italia viva, stimata nei sondaggi tra il 3-4 per cento, ha avuto buone performance in queste amministrative, ha eletto 14 sindaci (partiva da quattro) e decine di consiglieri comunali nelle varie liste civiche cui ha dato appoggio. Non bisogna dimenticare che Italia viva è stato il motore della crisi del Conte 2 e dell’arrivo di Draghi alla guida del paese. «Abbiamo sottratto il Pd dal brutto incantesimo di ‘o Conte o morte’, lo abbiamo salvato», ricorda Matteo Renzi nelle varie interviste. Italia viva ha già una struttura nel territorio. Azione deve ancora costruirla.

Molto interessati al laboratorio lib-dem ci sono Coraggio Italia del governatore Toti e del sindaco Brugnaro, un manipolo di prossimi fuoriusciti del Pd, Più Europa di Emma Bonino, Noi con l’Italia e anche un pezzo di Forza Italia. «Se il centrodestra dovesse perdere Torino e Roma – spiega a Il Riformista uno dei tessitori della tela lib-dem – ci potrebbero essere ulteriori smottamenti anche in Forza Italia. Ecco perché dobbiamo aspettare anche i ballottaggi». Chi ragiona in confidenza con Renzi e Calenda premette che i rispettivi leader, che dopo mesi di tepore hanno avuto una prima e lunga distesa chiacchierata, «non hanno alcuna intenzione di sciogliere i rispettivi partiti o gruppi parlamentari». L’obiettivo, almeno in questa fase, è «mettere in campo un gruppo parlamentare comune, che sia attrattivo per i nuovi arrivati e che sia nei fatti il vero presidio del sostegno a Mario Draghi». Forti, entrambi, del fatto che i risultati di Roma e quelli raccolti da IV un po’ in tutta Italia sono serviti a sdoganare un’idea che era nell’aria da mesi.

Il tonfo di Giuseppe Conte, la cui discesa in campo non ha affatto risollevato i destini del Movimento che registra in media un crollo intorno all’80 per cento, le difficoltà di Salvini e la sensazione che anche Fratelli d’Italia, una volta iniziata la messa a terra dei vari progetti del Pnrr, potrebbe cessare la parabola della crescita, hanno convinto anche i più indecisi della “bontà del progetto”. Gli obiettivi del nuovo gruppo politico-parlamentare sarebbero due: concentrare un numero adeguato di parlamentari per pesare nel risiko del Quirinale e soprattutto preparare per tempo il battesimo elettorale, anche nel caso di elezioni anticipate. Pallottoliere alla mano, Italia viva conta 44 tra deputati e senatori; Coraggio Italia 32; Azione quattro; +Europa quattro ; Noi con l’Italia altri quattro. Si tratta di un blocco di 80-90 voti che diventa determinante per l’elezione del Capo dello Stato dopo la terza votazione quando lo scrutinio passa a maggioranza semplice.

Se le amministrative sono il primo Big bang del nuovo polo lib-dem, l’elezione del Quirinale è certamente il secondo. Il terzo step è la legge elettorale. «Non ci faranno il regalo di un ritorno al proporzionale – spiega un deputato centrista – ma noi puntiamo a raggiungere una percentuale importante, intorno al 15% e potrebbe andarci bene anche il Rosatellum». Cioè l’attuale legge elettorale. «Il segretario del Pd dovrà presto fare una scelta di campo – aggiunge un altro – o noi con la nostra cultura liberale o Conte con le sue derive populiste. Se farà la stessa cosa che ha fatto Gualtieri, dire no ai voti 5Stelle, ben venga l’alleanza con il Pd». Servirebbe insomma «una nuova Margherita accattivante e innovativa che spinga il Pd lontano dai qualunquisti, come quella di Rutelli e Marini che spinse i Ds a completare il percorso dal Pci al riformismo contemporaneo». Parole impegnative. Che soprattutto non fanno i conti con la leadership di questa nuova area politica o terzo polo che dir si voglia. Ma quello, si assicura, non è il problema adesso visto che «il ticket Draghi-Mattarella è bene che rimanga al suo posto almeno fino al 2026, il tempo del Pnrr».

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.