L’astensione monstre. Il successo del centrosinistra, le discutibili candidature del centrodestra, il crollo dei 5Stelle. Il voto delle amministrative analizzato da Marco Bentivogli. Coordinatore nazionale di Base Italia, ex leader dei metalmeccanici, è passato alla storia del sindacato come il principale fautore della rivoluzione Industria 4.0. Nel 2018, con l’allora Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, lanciò un Piano industriale per l’Italia delle competenze (Piano Calenda-Bentivogli).

Voce libera e indipendente, e per questo per alcuni scomoda al punto di aver ricevuto di recente minacce di morte, con una lettera con proiettili recapitatagli a casa, Bentivogli non gira attorno ai problemi e non ama il politically correct. Lo dimostra la sua recente presa di posizione sulla condanna a 13 anni e 2 mesi emessa in primo grado dal Tribunale di Locri contro l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano: «Quella sentenza è un avvertimento per chi si occupa degli ultimi. In Italia giustizia malata da anni, sempre in ritardo ma puntuale negli appuntamenti elettorali».

A risultati non ancora definitivi, vi sono alcuni dati certi su cui impostare una prima riflessione. Anzitutto, la grande astensione che ha riguardato soprattutto le periferie, a Roma come a Milano, a Torino come a Napoli e Bologna. Le periferie disertano le urne. Perché?
Perché sono vittime di un abbandono progressivo che dura da decenni e che ha avuto un sussulto, purtroppo nella direzione sbagliata, in quella bolla populista che ha saputo, nelle ultime e penultime elezioni, intercettare un diffuso malessere sociale. Adesso siamo ritornati in una situazione di normalità per cui nei centri delle città le persone votano di meno e ancor meno votano nelle periferie. Significa che, tesi che io sostengo da tempo, il populismo sovranista avrebbe rappresentato una fiammata, passata la quale le persone rassegnate sarebbero state ancora di più. Questo credo sia il problema fondamentale. Stavolta, in generale, i candidati della destra e dei 5Stelle sono stati candidati all’ultimo momento, nella maggior parte dei casi assolutamente imbarazzanti. Siamo tornati ad una normalità ancor peggiore di prima perché un italiano su due non si fida più della politica e che considera questo esercizio civico di partecipazione democratica che è il voto, assolutamente inutile.

Entrando nel merito del voto. Risultati parziali ma già indicativi raccontano di un centrosinistra che vince a Milano, Bologna, Napoli e che è in pole per i ballottaggi a Roma e Torino. Come leggere politicamente tutto ciò?
Io sono abituato a guardare tutti quanti i dati e credo che sia assolutamente importante analizzare anche quel che accade nei piccoli comuni, nella periferia delle aree interne. Quello che si può dire, ed è cosa non da poco, è che il centrosinistra prevale anzitutto in virtù di candidati più credibili rispetto a una destra in totale assenza di gruppo dirigente. Nella maggior parte dei casi, candidature trovate all’ultimo momento e in più casi, davvero imbarazzanti. Nel bene e nel male, ognuno raccoglie il giudizio sulla gestione della città. Accanto a questo va registrato che Il Pd ottiene un risultato importante, testimoniato anche dal successo di Letta a Siena. Mentre i 5Stelle registrano un risultato disastroso. E non serve a indorare l’amara pillola per i grillini affermare che le amministrative non sono il loro terreno elettorale più congeniale. Perché, va ricordato, che il vento pentastellato cominciò a soffiare forte nella politica italiana con la vittoria dei candidati 5 Stelle nelle passate elezioni comunali: Nogarin, Pizzarotti, Appendino, Raggi. In questa tornata elettorale, non credo ci sia Comune d’Italia andato alle urne in cui la popolazione locale abbia ridato fiducia al loro modo di governare le città. E credo che questa sia una problematica importante. Quello racimolato da Virginia Raggi è uno dei risultati peggiori che abbia mai ottenuto un sindaco uscente di Roma. Per non parlare di Torino dove il candidato del Pd che ha vinto le primarie, Lo Russo, è il candidato più anti grillino che si cimentava nelle primarie. Alla luce di questi dati, credo che l’asse del Pd con i 5Stelle, se da un lato rassicura una parte del gruppo dirigente, dall’altro sia tutto da riverificare. Ha contribuito molto nel voto il giudizio (nel bene e nel male) sul sindaco uscente. Ora bisogna completare vincendo i ballottaggi e dimostrare di saper vincere davvero aprendosi. A partire da Roma dove è noto che chi ha votato la Raggi diserterà il ballottaggio e per questo sarebbe bene che Gualtieri apra a Calenda.

Per restare sul centrodestra. Il risultato non certo ottimale acquisito da questo schieramento è solo il frutto di candidature impresentabili o c’è anche dell’altro?
In realtà c’è un’assenza totale di proposta politica del centrodestra. Il centrodestra, complessivamente, ha candidature inadeguate e pensa di poter vivere di rendita sulla paura dei migranti e cose di questo genere, su cui la solita litania di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini si dimostra sempre meno efficace. Credo che questo sia un ulteriore tema decisivo. Stravincono candidati come Sala e Manfredi e dunque la qualità delle candidature portate a fronte di una destra che si è presentata senza candidati e senza idee. Quanto ai 5Stelle, sono completamente irrilevanti in tutta Italia.

Certo, è un voto amministrativo. Ma un voto che ha riguardato circa 12 milioni di italiani e alcune delle più importanti città italiane, non può non avere delle ricadute politiche sul quadro nazionale. La metto giù un po’ brutalmente: questo vota rafforza il Governo e la persona di Mario Draghi?
Io credo che Draghi ne esca ancora più forte. Sicuramente l’area di disturbo dell’azione di Governo è sempre più messa all’angolo. Da questo punto di vista è importante che non ci siano né incapacità di gestire la sconfitta, da un lato, e incapacità di gestire la vittoria, dall’altro, tra i diversi partiti. Saper vincere o saper perdere determina molto della vittoria o la sconfitta successiva. Ritengo che sia fondamentale riconoscere che rispetto al quadro che emerge da questa tornata elettorale, il governo Draghi ne esce rafforzato.

Per tenere assieme voto locale e proiezione nazionale. A Roma Carlo Calenda ha ottenuto un risultato di grande rilevanza, a doppia cifra. Questo risultato può essere anche una investitura nazionale rispetto alla formazione, in vista delle elezioni del 2023, di un rassemblement di centro liberal alleato al centrosinistra?
Calenda ha fatto una battaglia da solo contro centinaia di candidature, tantissime liste. E il risultato ottenuto è importante. Un risultato che conferma la forza della candidatura e della figura di Calenda. Ora però occorre uno sforzo condiviso che abbia come obiettivo la costruzione di una forza e di uno schieramento politico attorno all’agenda Draghi. E credo che Calenda sia una delle risorse più importanti per questa doppia finalità. Mi auguro che la vittoria significativa del Partito democratico, testimoniata anche dal risultato personale ottenuto da Enrico Letta nelle suppletive di Siena, spinga questa forza politica ad una riflessione su come si possano vincere le elezioni politiche del 2023, la prossima scadenza per il Paese. Al momento, anche se ammaccata la destra è sopra. Mettiamola così: seppure ridimensionati e litigiosi, Salvini e Meloni non sono Michetti. Il pericolo maggiore che io vedo è che ci si chiuda di più, mentre come dimostrano i risultati delle amministrative, ad essere premiate sono le coalizioni più larghe e non mono-identitarie. Bisogna interpretare la prossima fase, stando in campo, lontani dai populisti e capaci di far superare la rassegnazione alla metà degli italiani che non si fida più.

 

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.