Salvini versus Draghi, parte seconda. Lo scontro tra il leader della Lega, in difficoltà dopo i risultati negativi delle elezioni amministrative del 3-4 ottobre, e il presidente del Consiglio, ha avuto un seguito anche oggi.

Nel corso della conferenza stampa convocata al termine dei lavori al vertice informale Ue-Balcani occidentali a Brdo, in Slovenia, il premier ha di fatto replicato alle accuse arrivate da Salvini nuovamente sul tema della delega fiscale, dopo che nella giornata di martedì i ministri del Carroccio su ordine di Salvini avevano disertato il Consiglio dei ministri.

Per Draghi infatti il governo “va avanti” e la sua azione “non può seguire il calendario elettorale, perché deve seguire quello delle riforme del Pnrr”. Quanto allo spauracchio di nuove tasse, il presidente del Consiglio dalla Slovenia ha ribadito che “non c’è nessuna patrimoniale sulla casa”, mentre per quanto riguarda la revisione della rendita catastale presente nella riforma del catasto votato ieri in Cdm è stata fatta “un’operazione di trasparenza per riequilibrare il carico fiscale. Ci sono tante persone che pagano troppo e tante che pagano meno di quello dovuto”.

Rispetto ad una possibile crisi di governo dopo lo strappo leghista sulla delega fiscale, Draghi ha di fatto citato il leader del Carroccio: “Ha detto che la partecipazione al governo non è in discussione, ci vedremo nei prossimi giorni”.

IL SECONDO AFFONDO DI SALVINI – Parole, quelle del premier Draghi, che arrivano dopo una mattinata che ha visto Salvini sferrare nuove pesanti accuse all’esecutivo di cui la Lega fa parte.

Un attacco a tutto tondo partito dal tema delle discoteche: “Riaperte col green pass, ma solo col 35% di capienza? Presa in giro senza senso scientifico, sanitario, sociale ed economico, con questi numeri rischiano di fallire 3.000 aziende e di rimanere a casa 200.000 lavoratori”.

Ma la stoccata più importante è arrivata sul tema caldo della riforma del fisco, dove Salvini agita lo spauracchio di nuove tasse, argomento sensibile al suo elettorato. Fuori dal Senato, parlando ai cronisti, il segretario del Carroccio motiva la ‘fuga’ dal Cdm dei leghisti sentenziando che “non firmo assegno in bianco e non mi basta che il ministro dell’Economia mi dica che gli aumenti saranno dal 2026”.

Entrando più nel dettaglio, l’ex ministro dell’Interno precisa che il ‘no’ alla delega fiscale arriva perché “al comma 32 dell’articolo 7 c’è scritto, alla lettera A, che è previsto un aumento possibile delle tasse sulla casa con queste parole: “Il governo è delegato alla riforma del catasto per attribuire a ciascuna unità immobiliare, e al relativo valore patrimoniale, una rendita attualizzata’. E alla lettera B prevede “meccanismi di adeguamento periodico dei valori patrimoniali e della rendita delle unità immobiliare urbane’. Io sono in questo Governo per ridurle le tasse non per aumentarle”, spiega davanti ai microfoni Salvini.

Per il sì alla legge, aggiunge Salvini, “basta togliere questi 2 commi dalla delega fiscale e facciamo un buon servizio non alla Lega ma al Paese”. Mentre per quanto riguarda la tenuta della maggioranza e del governo, il numero uno della Lega pur continuando a ‘menar fendenti’ ribadisce che il Carroccio “é dentro la maggioranza, se vogliono escano Letta e Conte perché il Parlamento ha dato la fiducia a Draghi per abbassare le tasse non per aumentarle”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia