Infaticabili ricercatori di indizi quirinalizi, deputati e senatori ieri hanno ascoltato parola dopo parola e scrutato rughe e sopraccigli del premier per tutta l’intera e intensa giornata parlamentare. Le comunicazioni al Parlamento alla vigilia del Vertice Ue a Bruxelles sono sempre un ottimo termometro per capire lo stato di salute e di empatia del governo. Come sempre l’uomo dimostra di meritare a pieno titolo l’appellativo affettuoso di “sfinge”. Ma qua e là qualcosa trapela. O, forse, ciascuno vuol vedere i propri desideri.

Nel merito e nel metodo c’è poco da dire: il premier ha centrato tutti i temi, dalla lotta alla pandemia alle ricette contro il caro bollette, dal nodo gestione flussi migratori ad una vera “difesa europea che ci metta al riparo da minacce ibride”. Ha parlato di tutto, per 26 minuti, dalla crisi del Donbass alla variante Omicron, dall’unione bancaria a quelli regole per i bilanci degli stati. L’unico fuori programma sono stati gli “auguri sinceri a tutto il Parlamento per un Buon Natale” dopo aver quasi chiuso l’intervento e il ringraziamento per “il contributo e il sostegno. Questi confronti rafforzano l’azione del governo in Europa e la legittimano ulteriormente di fronte ai cittadini italiani”. In Transatlantico, sotto uno schermo che rinvia le immagini dell’aula, un drappello di deputati 5 Stelle commentavano: “…si, grazie, ma dicci che vuoi fare e dove dobbiamo andare”. Bellissimo. L’ordine di importanza metterebbe prima i contenuti delle Comunicazioni di Draghi e poi le trame sul Colle. Dove ieri il premier è stato ricevuto a pranzo da Mattarella con i ministri Lamorgese, Guerini, Di Maio, Amendola nel classico pranzo dove si discute con il Capo dello Stato cosa dire a Bruxelles.

E però il romanzo Quirinale in questo periodo è una calamita che attira e sopravanza tutto. Draghi è apparso più “istituzionale del solito” hanno osservato fonti Pd salvo poi “sembrare più tonico” nella replica quando è andato praticamente a braccio e ha risposto per le rime su caro bollette e gestione migranti, alle opposizioni ma anche alla maggioranza. Fonti di Forza Italia hanno visto un premier “più cauto” del solito, che vuol dire “più preoccupato” per il presente e anche per il futuro. I 5 Stelle, quelli più legati a Di Maio non hanno dubbi: “È il più bravo, padroneggia la situazione, ha in mano e controlla tutto”. È la parte di Parlamento, vicina alla maggioranza, che vorrebbe la conferma dello status quo, il ticket Draghi a Chigi e Mattarella al Quirinale. E che lascia filtrare l’opzione più antica: “Vedrai che poi alla fine andremo a chiedere a Mattarella di restare….”. Mattarella ha ripetuto una dozzina di volte “grazie no, non risponde alle regole della democrazia parlamentare” di cui il Capo dello Stato è custode accademico e garante istituzionale. E certo le cose cambierebbero anche per il rigoroso Mattarella se la situazione si dovesse impallare e quindi implodere. Parliamoci chiaro: l’Europa non può certo assistere allo show romanzo Quirinale. Dovrà essere una votazione veloce, senza intoppi né indugi. Tutto dipende da che tipo di accordo le forze politiche sono in grado di trovare prima.

Al Nazareno da qualche giorno è tornato a farsi vivo l’incubo Berlusconi. “Vuoi vedere che il Cavaliere nelle more della prevedibile confusione iniziale dei voti sul Quirinale riesce a spuntarla prendendoci alla sprovvista tutti quanti?” si chiedono i dirigenti dem in attesa di essere ricevuti dal segretario Letta. È in questo clima che sono state partorite le ultime dichiarazioni del segretario Pd: lo spauracchio Leone (eletto con soli 505 voti); la creazione del mitologico “king maker collettivo”, ovverosia una proposta collettiva di una maggioranza che non può essere più piccola di quella che sostiene il governo. L’ultima, ieri, presentando il libro “12 presidenti” di Alberto Orioli: “Il Presidente della Repubblica non è mai stato il leader di un partito”. Semaforo rosso grosso come una casa per Silvio Berlusconi. Così come, va detto, lo è anche il tavolo allestito da Matteo Salvini dove ha invitato trenta leader di partito (tanti ce ne sono in Parlamento) “per trovare la sintesi sul Presidente della Repubblica”: è chiaro anche ad un bambino che da un tavolo del genere non potrà mai uscire il nome di Berlusconi come scelta condivisa.

Nei corridoi della Camera, gira lo schema che i ben informati attribuiscono agli sherpa del leader di Forza Italia: un piano molto ambizioso che prevederebbe di far crescere i numeri di Berlusconi a ridosso della quarta votazione mettendo di fatto tutti con le spalle al muro. Secondo questo schema, anche Draghi dovrebbe correre dalla quarta votazione in poi, quella a maggioranza semplice. Scenario quest’ultimo assai poco probabile: Mario Draghi o diventa Capo dello Stato a larga maggioranza e nella prima votazione o lascia perdere. La strategia del Cav produce comunque preoccupazione nel quartier generale dem. L’unica opzione oggi sembra essere Mario Draghi, il “king maker collettivo”. Ma anche in questo caso, i dubbi non sono pochi: a quale votazione far esordire Super Mario? Nelle prime tre potrebbe essere troppo alto il rischio dei franchi tiratori. E alla quarta il rischio è di essere anticipati dall’emergente Berlusconi. La proroga dello stato di emergenza fino al 31 marzo ha convinto molti osservatori (interessati, senza dubbio) che il premier “ha cambiato schema, ha capito che non è il caso andare al Quirinale adesso, lo scompiglio sarebbe massimo, le elezioni a un passo e il paese non si può permettere 3-4 mesi di fermo per fare un nuovo governo”. Vedremo, come sempre.

Intanto ieri Draghi ha messo in fila con la consueta chiarezza e determinazione i temi in agenda. Sulla lotta alla pandemia “occorre vaccinarsi, seguire le regole e usare la massima cautela”. La variante Omicron è “una minaccia seria” e tanto per dare un numero, “chi non si vaccina rischia di morire undici volte di più di una persona vaccinata”. A chi gli ha chiesto se era “a conoscenza dell’ordinanza che impone controlli a chi viaggia in Italia anche dall’Europa” ha risposto con un lapidario: “Certo che sì, e c’è molto poco da riflettere su questo”. E pazienza se Bruxelles lamenta di non essere stata avvisata per tempo. Sul caro bollette e l’aumento dei costi dell’energia sono “figli oltre che della ripresa e della strozzatura negli approvvigionamenti, anche dei problemi strutturali legati alla transizione energetica”. Il premier sta mettendo in campo soluzioni strutturali, ad esempio “depositi per staccare il gas e avere scorte in periodo di emergenze come questa”. Nell’immediato il governo ha messo 8 miliardi per non caricare su famiglie e imprese il caro bollette. L’Italia cresce nel 2021 di 6,2% contro una media Ue del 5%. “Ma – ha aggiunto – per tutte queste incertezze, Omicron, l’inflazione, il caro energia non c’è dubbio che la politica di bilancio anche nel 2022 dovrà essere espansiva”. È l’applauso più lungo dopo quello iniziale quando Draghi ha voluto ricordare una per una le vittime di Ravanusa.

Draghi è stato durissimo con Polonia e Bielorussia, i muri alzati nei boschi europei, i morti per il freddo, “l’uso strumentale dei migranti”, la “totale disumanità verso 3-4 mila persone quando noi solo quest’anno ne abbiano accolte 63 mila”. Rispondendo a Emma Bonino (“di cui condivido ogni parola”) è stato anche severo con l’Europa che sul fenomeno migratorio fa poco o nulla quando invece “i migranti, se il sistema dell’accoglienza funziona, possono diventare risorse”. Specie in un paese come l’Italia dove si nasce sempre meno. Matteo Renzi ha ricordato a Draghi che nel prossimo anno c’è da affrontare il nodo delle regole del debito e dei bilanci europei. Ma il premier lo sa bene. I primi colloqui con il cancelliere Scholz glielo hanno subito ricordato. Ecco, ha parlato di tutto ieri Draghi. Anche di riforme “che vanno fatte bene” e di Pnrr di cui a dicembre “raggiungeremo il target dei 51 obiettivi previsti”. Nemmeno un indizio però sul Quirinale.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.