Il coronavirus rallenta, i dati sono incoraggianti ma guai a rilassarsi. E’, in sintesi, quanto emerge nel report settimanale di monitoraggio della cabina di regia del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel periodo 16-22 novembre, con aggiornamenti al 25 novembre, “per la prima volta da molte settimane, l’incidenza calcolata negli ultimi 14 giorni è diminuita a livello nazionale” si legge nel documento.

Nel periodo 4-17 novembre l’Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 1,08 (la scorsa settimana era a 1,18). Nello specifico: Abruzzo 1,06, Basilicata 1,21, Calabria 0,92, Campania 1, Emilia-Romagna 1,07, Friuli 1,09, Lazio 0,88, Liguria 0,76, Lombardia 1,17, Marche 0,93, Molise 1,17, Piemonte 0,89, Provincia di Bolzano 1, Provincia Trento 0,81, Puglia 0,99, Sardegna 0,71, Sicilia 1,04, Toscana 1,2, Umbria 0,74, Val d’Aosta 0,99.

Inoltre si riscontrano “valori medi di Rt tra 1 e 1,25 nella maggior parte delle Regioni e Province italiane”, mentre in 4 Regioni l’Rt puntuale è inferiore a 1 anche nel suo intervallo di confidenza maggiore, “indicando una diminuzione significativa nella trasmissibilità”, conclude il report.

La velocità di trasmissione dell’epidemia di coronavirus in Italia, dunque, “sta rallentando ed ha raggiunto livelli di Rt prossimi a 1 in molte Regioni”. Si tratta di dati incoraggianti arrivati grazie alle misure di contenimento adottate dal Governo nel mese di novembre. Tuttavia “questo andamento non deve portare ad un rilassamento prematuro delle misure o ad un abbassamento dell’attenzione nei comportamenti”.

Si conferma quindi la necessità di mantenere “la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Rimane essenziale evitare gli eventi aggregativi che, se effettuati, porteranno ad un rapido nuovo aumento nel numero di nuovi casi”, conclude.

Quali sono le regioni che cambieranno colore: “Arancioni dalla prossima settimana” 

10 REGIONI ANCORA A RISCHIO ALTO – Malgrado il rallentamento dell’epidemia, sono 10 le regioni ancora “classificate a rischio Alto di una trasmissione di SARS-CoV-2”. Si tratta di Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Bolzano, Puglia, Sardegna e Toscana, cui si aggiunge la Calabria, giudicata “non valutabile” e quindi equiparata a rischio alto”. Di queste 10, 9 sono state classificate a rischio Alto e/o equiparate a rischio Alto per 3 o più settimane consecutive, questo prevede specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale in base al documento “Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale”. Delle 10 Regioni a rischio Alto o ad esso equiparate, sono cinque quelle che presentano una trasmissibilità calcolata al 4 novembre compatibile con uno scenario di trasmissione 2 e le cinque restanti hanno uno scenario di tipo 1 tranne in un caso in cui tale classificazione non è considerata affidabile per incompletezza dei dati.

Le rimanenti Regioni o Province Autonome (Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Umbria, Veneto, Sicilia) sono classificate a rischio moderato di cui sette con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese e presentano una trasmissibilità calcolata al 4 novembre compatibile con uno scenario di trasmissione 2 in due di queste e con uno scenario di tipo 1 per la rimanente. Data la trasmissibilità e la probabilità elevata di un imminente passaggio alla classificazione di rischio alto, sottolinea il report, “si raccomanda alle autorità sanitarie delle 7 Regioni/PPAA con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese di valutare la opportunità di adottare, anche a livello sub-regionale, ulteriori misure di mitigazione previste per il proprio livello di rischio nel documento “Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale”.

TERAPIA INTENSIVA – In 5 regioni non si registra un sovraccarico oltre la soglia critica del 30% dei posti letto Covid occupati per le terapie intensive. Si tratta di Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia, Veneto. In 7 regioni, invece, non si registra alcun sovraccarico oltre la soglia critica del 40% per i posti letto Covid occupati in area medica: Basilicata, Molise, PA Bolzano, Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto. Lo evidenzia la bozza del monitoraggio Iss-minstero relativo alla settimana 16-22 novembre.

 

Redazione