Salvini aveva promesso che il nome sarebbe arrivato a fine maggio. Così non è stato. La Meloni aveva annunciato la candidatura di Michetti. Poi è tornata indietro. Tajani continua a volere un candidato politico rinunciando alla società civile. In tutto questo nel centrodestra non si è ancora arrivati alla quadra. Martedì sera è previsto l’ennesimo vertice interno alla coalizione. Non è solo una questione di nomi con Michetti, Matone, Gasparri e Giancarlo Cremonesi, l’ex presidente Camera di Commercio di Roma e Acea, ultimo outsider uscito dalla riunione di martedì scorso, ma il gradimento dei singoli candidati rispetto agli storici stakeolder del centrodestra romano che di solito non si tirano indietro quando c’è da finanziare una campagna elettorale.
LE CONSIDERAZIONI
Freddi su Gasparri, indecisi su Michetti, nell’ambiente delle imprese romane c’è chi preferirebbe figure di maggiore autonomia politica e di grande rappresentatività, per restituire quella visibilità nazionale e internazionale che il Raggismo ha offuscato permettendo ai giornali e alle tv di mezzo pianeta di deridere Roma per topi, gabbiani, rifiuti e indecisioni politiche. La vicenda Stadio della Roma, insieme al No alle Olimpiadi hanno freddato gli investitori che vorrebbero Roma più snella nella burocrazia, con procedure certe e tempi certi per realizzare le opere. E in questa direzione si sposa perfettamente la linea di Salvini, molto milanese e con l’idea di cambiare mentalità a una città sbragata come Roma. La Meloni stravede per Michetti, il Mister Wolf dei sindaci di italiani come lei stessa lo ha definito. In tutto questo avanza molto l’ipotesi di un nome politico, forse per seguire le orme del centrosinistra.

Franco Pasqualetti