Matteo Salvini attacca Roberto Vannacci, ma non chiude la porta. È questo il dato politico più significativo emerso due giorni fa a Verona, dove il leader della Lega ha archiviato i malumori interni al Carroccio e ha iniziato, di fatto, la lunga campagna verso le prossime elezioni politiche. Il passaggio è netto. Salvini accusa il Generale di votare «con la sinistra e contro il centrodestra», ma subito dopo aggiunge: «Noi lavoriamo per un centrodestra più largo possibile». Una critica dura accompagnata dalla scelta di non rompere definitivamente i rapporti con Futuro Nazionale.

È qui che si gioca la vera partita. Le amministrative saranno un primo banco di prova, ma il tema è nazionale: quale sarà il perimetro della coalizione del centrodestra e soprattutto quanto potrà essere largo quel perimetro senza perdere una comune capacità di governo? La questione Vannacci va letta dentro questa prospettiva. Il Generale ha scelto di costruire uno spazio autonomo, sottraendosi alla logica di una destra interamente raccolta dentro i partiti tradizionali e Salvini, che in passato aveva puntato proprio su Vannacci per allargare il consenso della Lega, oggi ne contesta le scelte politiche. Ma non arriva al punto di considerarlo incompatibile con il futuro del centrodestra.

Il leader del Carroccio non sta affermando che Vannacci non appartenga alla destra, ma che oggi non si comporta da alleato. E lascia intendere che il giudizio potrebbe cambiare se mutasse il quadro politico. Per le prossime elezioni questo significa che il rapporto tra Lega e Futuro Nazionale potrebbe diventare uno dei nodi principali nella costruzione della coalizione. Non soltanto per una questione di numeri, ma perché Vannacci rappresenta un elettorato che si colloca nello stesso campo e che può essere contendibile. Una corsa separata potrebbe moltiplicare le identità e aumentare la rappresentanza, ma potrebbe anche frammentare il consenso. Un accordo, al contrario, allargherebbe il perimetro della coalizione, ma imporrebbe di trovare un equilibrio tra posizioni diverse.

La sfida per Salvini è quindi doppia. Da una parte deve difendere l’autonomia politica della Lega e il proprio ruolo dentro il centrodestra. Dall’altra evitare che la competizione con Vannacci crei una frattura destinata a pesare sul risultato nazionale. Per questo la formula «un centrodestra più largo possibile» assume un valore che va oltre la cronaca di giornata. Il ministro dei Trasporti vuole riportare la Lega sul terreno della responsabilità di governo. «Abbiamo 100 miliardi di euro di cantieri aperti e opere pubbliche solo al Nord», afferma, ricordando le Olimpiadi Milano-Cortina, «con cinque miliardi sul territorio», l’autonomia veneta, il federalismo fiscale e «più di 500 sindaci al lavoro». Poi sintetizza: «Più di così è difficile fare».

È la rivendicazione di una forza che vuole arrivare alle prossime politiche con un bilancio di governo da presentare agli elettori. E proprio questo rende interessante il rapporto con Vannacci: la destra che si prepara alla prossima sfida nazionale dovrà decidere quanto spazio lasciare alla protesta e quanto alla responsabilità istituzionale. Anche sui temi più identitari Salvini prova a costruire una piattaforma di governo. Sulla sicurezza propone «10mila militari nelle strade, nelle stazioni e fuori dalle scuole» e chiede al governo «più coraggio, più energia, più forza». Sulle pensioni torna, invece, sulla necessità di intervenire sull’età pensionabile per «stoppare la legge Fornero». Sul Nord rivendica una crescita che «sta trainando tutto il Paese». Sono battaglie che definiscono la Lega e che, allo stesso tempo, mostrano perché la partita con Vannacci sia destinata a essere politica, non personale. I due occupano una parte dello stesso spazio elettorale, ma con funzioni diverse. Salvini deve tenere insieme un partito di governo, una rete di amministratori e una presenza istituzionale consolidata. Vannacci può, invece, proporsi come elemento di rottura e raccogliere il consenso di chi chiede una destra più identitaria.

Il vicepremier non promette un accordo con Vannacci e non rinuncia alle critiche, ma evita di chiudere una possibilità che, in vista delle politiche, potrebbe diventare rilevante. Per ora Salvini sceglie di non chiudere: il leader della Lega considera ancora possibile un centrodestra abbastanza largo da comprendere anche chi oggi lo contesta. La porta resta socchiusa. Non è un accordo, ma è già un segnale per la prossima partita nazionale.