Le Sardine sono sbarcate a Sanremo. L’impressione, suffragata da molti elementi, è quella che vede affermarsi una controtendenza, in risposta a quella tendenza che ha, invece, dato forza a Salvini e al suo partito, quest’ultimo inteso non come partito fisico della Lega, piuttosto come “parte della società italiana”. È un partito vincente e fatto di un armamentario noto e riassumibile in molte parole d’ordine, accanto a quelle nazionaliste e xenofobe: un brodo di cultura offensiva, reazionaria, popolare e populista, costituita dall’odio per l’avversario. L’avversario assume in Salvini diverse forme, che vanno dal diverso al nemico politico, fino alla grande onda xenofoba e repressiva che ha tentato di destrutturare il nemico, prima ancora che sconfiggerlo. Prende visibilità con il fenomeno delle Sardine, però, una manifesta controtendenza, che riporta in positivo tutto ciò che è negativo nella Lega, seppur mostrando delle ingenuità che non mi sembra importante indagare ai fini del discorso.

Questa controtendenza approda in maniera ancora più visibile a Sanremo. Il successo clamoroso di uno spettacolo che si configura come maggioritario, per quanto non sia maggioritario il messaggio veicolato, ovvero il rovesciamento in positivo di un’onda negativa. Per usare una definizione di coloro che avversano questo messaggio, potremmo chiamarlo “buonismo”, ovvero il rifiuto della violenza, della prevaricazione, dell’odio, della discriminazione, veicolando piuttosto l’idea dell’accettazione delle diversità, principalmente nei binomi: uomo-donna, normodotato-diverso, bianco-nero, indigeno-immigrato, italiano-straniero. Tutti raccolti dentro un bacino che si chiama umanità che viene accettata anche a Sanremo, dove le canzoni, i cantanti e i protagonisti dello spettacolo interpretano una necessità di tornare a essere buoni contro il cattivo, che diventa adesso “cattivismo”, contro l’urlo scomposto, contro l’aggressione sistematica, contro la malattia del web. Si tratta di un Risorgimento dei buoni sentimenti, verso i quali noi, in altri tempi, avremmo avuto un atteggiamento avverso, appellandoci al bisogno di una criticità, di un pensiero critico.

Io sono, in questo momento, per sospendere questa necessità; al contrario, mi pare prevalente la messa in luce della controtendenza, un risorgimento che con i buoni sentimenti contrasta radicalmente la cultura reazionaria, repressiva e regressiva, che ha avuto tanto successo in politica e che ha avuto come protagonista Salvini. Il festival di Sanremo si ascrive in questa tendenza. Si potrebbero citare le moltissime manifestazioni, sia nei testi delle canzoni, che nella sua spettacolarizzazione. Anche lo spettacolo va assunto come una buona novella, in cui si è palesato un desiderio, un orizzonte che rifiuta totalmente i materiali terribili che ci hanno sommerso per tanto tempo.  Un mutamento di clima e di tendenza che ha visto numerosi esempi esibirsi sul palco: Rita Pavone che chiede scusa per gli eventuali fraintendimenti dei suoi post online, prima di cantare; il caso Junior Cally che, in barba a tutte le polemiche sul testo sessista, non viene escluso ma accettato, la lite tra Bugo e Morgan che, eliminati dalla gara, non diventano un elemento deflagrante. La trasgressione viene non solo accettata, ma de-scandalizzata, mentre in altri tempi sarebbe divenuta una pietra di inciampo, adesso tutte le polemiche, come quella sul litigio di Fiorello e Ferro, vengono digerite e assunte come parte dello spettacolo che veicola un simbolo di accettazione di tutti, nonostante le diversità. Inutile dire che l’elemento-simbolo di questo fenomeno è ovviamente Achille Lauro, in tutte le sue metamorfosi, nella molteplicità della sua fisicità, è diventato emblema di un nuovo orizzonte. Le sue performance ieri sarebbero state considerate trasgressive, oggi sono la frontiera annunciata dello spettacolo.

Sarebbe impossibile interrogarsi su quanto possa durare questa controtendenza contro la violenza e l’odio. Ma è innegabile nella società la presenza di un combattimento, che prima di ora era assente. Se finora c’era una parte prevalente e una rannicchiata, presente ma senza voce, adesso queste due tendenze si fronteggiano. La differenza è che se la prima ha un protagonismo politico che la accoglie, la seconda ancora in Italia non ce l’ha. E’ proprio qui che potrebbe inserirsi una sinistra liberale. L’esempio che viene dagli Stati Uniti d’America è abbastanza eloquente. Il candidato democratico, Pete Buttigieg, che si presenta come una sorta di anti-Trump, un uomo sposato con un altro uomo, rappresenta una tendenza non nazionale, ma mondiale, che in Italia abbiamo visto in piazza con le sardine e in scena a Sanremo e che ora cerca una rappresentanza politica.