I genitori di Sara Pedri si sono seduti per la prima volta in aula e quello che hanno potuto ascoltare per loro è stato molto doloroso. “Da tutte le testimonianze, non solo quelle di oggi, siamo venuti a conoscenza che le cose in reparto non andavano bene. Vedere i due professionisti sghignazzare durante le testimonianze e le lacrime non fa piacere“. Così Mirella Sintoni, mamma di Sara Pedri, la ginecologa forlivese di 32 anni di cui non si sa più nulla dal 4 marzo dell’anno scorso subito dopo il trasferimento dall’ospedale del capoluogo trentino a quello di Cles da cui si era dimessa 24 ore prima della sparizione. Il suo corpo non è mai stato trovato, ma la sua famiglia non ha mai spesso di lottare per cercare la verità.

Come riportato da LaPresse, lunedì mamma Mirella era in aula con il marito per assistere all’incidente probatorio richiesto dalla procura per capire se e quando ci furono episodi vessatori, così come ricostruito dai carabinieri del Nas, da parte dell’ex primario Saverio Tateo e della sua vice Liliana Mereu, entrambi iscritti nel registro degli indagati per presunti maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione ai danni di 21 tra medici, infermieri e personale sanitario tra cui la stessa Pedri. “Mi ha colpito davvero tantissimo vedere una delle testimoni scoppiare a piangere mentre raccontava cosa succedeva nel reparto”, ha aggiunto la mamma di Sara Pedri.

La famiglia di Sara è infatti convinta che la giovane ginecologa si possa essere tolta la vita proprio a causa di quel clima vessatorio. Già nelle scorse udienze erano stati ascoltati altri professionisti che lavoravano in quel reparto che avevano descritto il pesante clima che si viveva nel reparto. “Il briefing della mattina? Angosciante. C’era la paura di parlare ed essere attaccati. Per non parlare della pausa pranzo: mi sentivo quasi in colpa, mi vergognavo di andare a mangiare”. È quanto riferisce in fase di incidente probatorio al gip di Trento, Enrico Borrelli, una dottoressa sul clima di lavoro all’interno del reparto di ginecologia e ostetricia.

E ancora la testimonianza di un’infermiera: “Il clima che aleggiava in reparto era decisamente pesante. A seguito di un’aggressione verbale molto dura sono stata costretta a chiedere aiuto a uno psicologo e a 10 giorni di malattia”. Nelle carte della Procura, citati dal Corriere della Sera, si legge di “un clima costantemente ostile improntato all’imposizione di sudditanza acritica nei confronti del primario Tateo”. Gli atti descrivono un “clima minaccioso” subito dai professionisti che operavano in quell’unità. Ma i pm parlano anche di “una forte contrapposizione tra medici adesivi alle modalità di Tateo di gestione del reparto e medici invisi che venivano costantemente diffamati”. In questo contesto l’ex primario ha sempre respinto ogni accusa. “Non sono un mostro”, ha ribadito più volte. Ora toccherà ai giudici stabilire cosa succedesse realmente in quel reparto.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.