A settembre si torna a scuola, il ministro dell’istruzione Lucia Azzolina spiega in che modo: niente doppi turni e barriere di plexiglass tra i banchi. A seconda dello stato del virus, per dare sicurezza agli studenti si potrà pensare a tensostrutture e opere di edilizia leggera nelle aree esterne degli istituti. Ecco le idee del ministro e del suo staff. Ma che cosa ne pensa chi vive quotidianamente la realtà scolastica in Campania? “Qualcuno pensa che gli alunni siano incollati alla sedia – osserva Fabiola Toricco, preside dell’istituto comprensivo Luigi Denza di Castellammare – Invece i ragazzi si muovono. Perciò non è realistico pensare a pareti divisorie, ma a un immediato incremento di personale”. L’emergenza Covid-19 ha spiazzato tutti e ha messo in evidenza le falle in molti settori delle vita quotidiana, dalla sanità alla scuola. E proprio la soluzione adottata per la sanità potrebbe essere replicata per la scuola: “Come si è provveduto ad assumere personale sanitario durante la prima fase dell’emergenza – aggiunge Toricco – si deve fare lo stesso in ambito scolastico.

C’è bisogno di assunzioni, magari con un contratto a tempo determinato che duri un anno e senza le solite pastoie burocratiche”. Servono docenti e collaboratori soprattutto se, alla fine, si dovesse decidere di sdoppiare le classi per evitare assembramenti di studenti. Su questo fronte, che cosa accade in Campania? Nei prossimi giorni l’Ufficio scolastico regionale definirà i fabbisogni di personale sia per gli insegnanti che per gli amministrativi e i collaboratori. La coperta è corta, visto che molti dipendenti del Ministero dell’Istruzione sono prossimi alla pensione o intendono accelerare verso questo traguardo sfruttando l’opportunità di quota 100. Sul punto, però, la direttrice Luisa Franzese è fiduciosa: “Stiamo lavorando – fa sapere – ma un dato ci fa ben sperare: nonostante il previsto decremento degli alunni, il Ministero ha bloccato il taglio di 500 posti. Si tratta di un primo, importante segnale”. Insomma, 25mila cattedre in tutta Italia, per le quali si prospettava il taglio, non saranno toccate. E, in questo modo, si potrà evitare che le classi si trasformino in pollai dove il Coronavirus avrebbe gioco facile a diffondersi.

Basterà? Questo è tutto da vedere. Certo è che, negli istituti campani, il rafforzamento del personale e gli investimenti in tecnologia sono considerati una priorità rispetto all’installazione di pareti in plexiglass nelle aule. Anche perché c’è da considerare la specificità di ciascun plesso: in quelli nelle località meno densamente popolate della Campania, l’esiguo numero degli alunni mette già i presidi in condizione di rispettare il doveroso distanziamento sociale; per quelli più “affollati”, invece, si auspicano soluzioni diverse.  “Insegnare in smart working è stato difficile, adesso dobbiamo tornare in classe – osservano alcuni docenti in servizio in una scuola superiore di Napoli – Le pareti in plexiglass sarebbero pericolose per ragazzi in perenne movimento: perciò chiediamo rinforzi e attrezzature per affrontare il rientro in aula”.