Il vaccino Moderna è tra i primi ad essere stati somministrati in Italia per la lotta contro il Covid. È un vaccino a mRNA (RNA messaggero) contro COVID-19 (modificato a livello dei nucleosidi). Per l’immunizzazione sono previste due iniezioni, solitamente nel muscolo della parte superiore del braccio, a distanza di almeno 28 giorni l’una dall’altra.

Per la prima dose gli effetti collaterali osservati più frequentemente nello studio registrativo sono stati in genere di entità lieve o moderata e si sono risolti entro pochi giorni dalla vaccinazione. I più comuni erano dolore e gonfiore nel sito di iniezione, stanchezza, brividi, febbre, gonfiore o dolorabilità dei linfonodi delle ascelle, mal di testa, dolore ai muscoli e alle articolazioni, nausea e vomito. Questi effetti collaterali sono stati riscontrati in più di 1 persona su 10. E cosa succede invece dopo la seconda dose? Il Riformista lo ha chiesto alla professoressa Annalisa Capuano, Farmacologo clinico presso AOU “Luigi Vanvitelli” di Napoli, Professore Ordinario (Università degli studi della Campania “L. Vanvitelli”) e responsabile centro farmacovigilanza della Regione Campania.

Quali sono gli effetti collaterali della seconda dose del vaccino Moderna?

Le reazioni avverse osservate durante gli studi sperimentali sono state in genere di entità lieve o moderata e si sono risolti entro pochi giorni dalla vaccinazione. Tra questi figuravano dolore in sede di iniezione, stanchezza, cefalea, mialgia, artralgia, brividi, nausea, vomito, febbre, tumefazione e arrossamento in sede di iniezione. Dolore agli arti, ingrossamento dei linfonodi, insonnia e sensazione di malessere sono stati effetti non comuni, che hanno interessato meno di 1 persona su 100, mentre la paralisi facciale periferica acuta si è verificata raramente, in meno di 1 persona su 1.000.

Perché gli effetti collaterali sono più acuti rispetto a quelli della prima dose di Moderna?

La spiegazione risiede nel fatto che dopo la prima dose il sistema immunitario innato si attiva subito e le cellule B e T che sono gli attori principale del nostro sistema immunitario sono già pronte “a combattere”. Quando viene iniettata la seconda dose entra in gioco la cosiddetta immunità adattiva o specifica che agisce in modo mirato sul nuovo coronavirus. I linfociti B e T richiamano anticorpi specifici e scatenano a loro volta un rilascio di sostanza ad attività proinfiammatorie, le citochine. È a questo punto che possono insorgere gli eventi avversi descritti precedentemente.

Tutti possono avere gli stessi sintomi dopo il vaccino Moderna? 

Assolutamente no. Non tutti manifestano eventi avversi dopo la somministrazione del vaccino anti COVID-19 perché la risposta immunitaria al vaccino è soggetta a una forte variabilità inter-individuale.

Ci sono particolari categorie che hanno maggiore possibilità che si presentino gli effetti collaterali dopo la seconda dose di Moderna? 

Il profilo di sicurezza di questo vaccino è stato valutato in uno studio clinico di fase 3 condotto negli Stati Uniti su 30.351 partecipanti di età pari o superiore a 18 anni che hanno ricevuto almeno una dose di COVID-19 Vaccine Moderna (n=15.185) o placebo (sostanza inerte) (n=15.166). Dalla revisione dei dati non sono emerse particolari differenze in termini di genere e fascia d’età sebbene l’incidenza di alcune reazioni avverse transitorie e non gravi sia stata leggermente più elevata nei gruppi di età inferiore; nello specifico eventi quali stanchezza, cefalea, mialgia, artralgia, brividi, nausea, vomito e febbre si sono manifestati maggiormente negli adulti di età compresa tra 18 e 65 anni rispetto a quelli di età ≥65 anni.

Il rischio di trombosi aumenta dopo la seconda dose del vaccino Moderna?

In Europa si è parlato molto dell’incidenza di trombosi per i vaccini a vettore virale. Ad oggi, relativamente al vaccino in questione (vaccino a mRNA), il Comitato di valutazione rischi dell’EMA (PRAC) non ha evidenziato segnali di allarme relativamente al rischio di trombosi in seguito alla sua somministrazione.

A quali sintomi bisogna fare attenzione dopo la seconda dose di Moderna e se compaiono cosa fare?

Secondo quanto riportato dall’Agenzia Italiana del Farmaco, è necessario consultare immediatamente il medico se si manifesta uno dei seguenti sintomi entro 3 settimane dall’iniezione: mancanza di respiro, dolore al petto, gonfiore alle gambe, dolore alle gambe, dolore addominale (mal di pancia) persistente e sintomi neurologici, come mal di testa grave e persistente, visione offuscata, confusione o convulsioni, lividi cutanei insoliti o petecchie individuate al di fuori del sito di iniezione.

Dopo quanti giorni dalla seconda dose del vaccino Moderna si è completamente immuni?

Dai risultati degli studi condotti è emerso che COVID-19 Vaccine Moderna possiede un’efficacia del 93,6% dopo 14 giorni dalla seconda dose.

Cosa significa che il vaccino è attivo? Non prenderò più il Covid?

L’immunità attiva si verifica quando il sistema immunitario viene attivato per produrre anticorpi per combattere una malattia. Può essere ottenuta mediante l’infezione naturale o in seguito a una vaccinazione. Ad oggi, le evidenze scientifiche suggeriscono che un soggetto vaccinato è a minor rischio di progredire verso una forma grave di malattia, tuttavia è ancora poco chiaro se i vaccini contro COVID-19 impediscano anche l’infezione e la trasmissione. La ricerca sull’immunità attiva in seguito a vaccinazione è in corso, e c’è ancora molto da imparare.

Quanto dura la protezione dopo la seconda dose?

La durata della protezione non è ancora definita con certezza perché fino ad ora il periodo di osservazione è stato di pochi mesi. Le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus suggeriscono che dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi.

Ci potrebbe essere una terza dose anche del vaccino Moderna? 

Ad oggi, l’argomento rimane controverso. Gli studi sono stati condotti valutando soltanto la somministrazione di 2 dosi e l’uso su larga scala sta confermando un’elevata protezione. Non è noto, tuttavia, se la risposta immunitaria diminuirà col tempo e se sarà necessaria una terza dose per mantenere tale protezione. Inoltre, non è noto se nuove varianti del virus riusciranno ad aggirare la risposta immunitaria generata dagli attuali vaccini. La Gran Bretagna ha annunciato l’avvio di una sperimentazione su vasta scala per valutare l’efficacia di una terza dose anche contro le varianti emergenti. Probabilmente, così come per gli altri vaccini, occorrerà somministrare una dose di richiamo per garantire la protezione contro il virus.

La terza dose sarà uguale alle precedenti o modificata (magari in funzione delle varianti)?

Ad oggi non ci sono prove che le varianti causino malattie più gravi o rendano i vaccini attualmente impiegati meno efficaci, ma potrebbe essere necessario modificare i vaccini anti COVID-19 per migliorare la loro efficacia contro le nuove varianti.

Chi dovrà fare la terza dose? Sarà per tutti i vaccinati?

Attualmente non ci sono evidenze scientifiche che indichino di dover somministrare anche una terza dose. Occorrerà attendere ulteriori evidenze a conferma di tale ipotesi.

Che valore ha questo test degli anticorpi e come va interpretato?

È bene sottolineare che il test sierologico rileva la presenza di anticorpi verso il virus SARS-CoV-2 indipendentemente dalla classe a cui appartengono, ovvero indipendentemente dal fatto che siano IgM, IgG e IgA. Al contrario, il test anticorpale è un test “istantaneo” ma, a differenza del normale test sierologico, ha una maggiore specificità verso la ricerca di anticorpi neutralizzanti COVID-19. Va però ricordato che l’assenza di anticorpi specifici non significa necessariamente assenza di memoria immunitaria. La capacità di riattivazione delle cellule B e dei linfociti T rappresenta una risorsa molto importante, anche se è soggetta a una variabilità individuale.

È utile fare il test per gli anticorpi?

Il test può essere utile per la determinazione quantitativa degli anticorpi IgG post vaccinazione e quindi per valutare e monitorare nel tempo l’efficacia del vaccino. Tuttavia, alcuni recenti studi hanno dimostrato che, sebbene la persistenza degli anticorpi diminuisca nel corso dei mesi, la memoria immunologica da parte delle cellule B della memoria (specifiche per la proteina spike di SARS-CoV-2) e dei linfociti T perdura più a lungo nel tempo, fino almeno a 8 mesi dall’infezione e probabilmente per diversi anni come già riscontrato dopo l’epidemia della SARS. È bene ricordare che la quantità di anticorpi presenti nel sangue dopo l’infezione o dopo l’eventuale vaccinazione non è indicativa di una maggiore o minore protezione.

Il test per gli anticorpi è utile per decidere se fare o meno la seconda dose di vaccino? 

Al momento non esiste alcuna raccomandazione ad eseguire il dosaggio degli anticorpi dopo la prima dose per poter valutare la fattibilità o meno della seconda dose. Solo le persone che hanno presentato una reazione avversa grave, di tipo allergico o non allergico, che abbia determinato il ricovero ospedaliero o necessità di trattamento prolungato, o rappresentato un pericolo per la vita alla prima somministrazione di uno dei vaccini disponibili contro COVID-19 non devono ricevere la seconda dose.

Dopo la seconda dose del vaccino si può togliere la mascherina e abbassare la guardia?

Assolutamente no. Ad oggi non è ancora chiaro, ma sono in corso studi in merito, se il vaccino protegge solo dalla forma grave della malattia o se è efficace anche nella prevenzione dell’acquisizione dell’infezione e/o della sua trasmissione ad altre persone. Pertanto, anche chi è vaccinato non deve abbassare la guardia ma deve continuare a osservare tutte le misure di prevenzione.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.