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Seconda prova Maturità 2026, Quintiliano al Liceo Classico: testo e traduzione della versione
Dopo la prima prova, con il tema di italiano uguale per tutti a livello nazionale, è il giorno del secondo scritto dell’esame di maturità 2026, le cui tracce variano a seconda degli indirizzi. Al Liceo Classico è ancora la volta di Latino, già proposto lo scorso anno con una versione di Cicerone. Aperto il plico alle ore 08:30, gli studenti si sono trovati davanti un brano di Quintiliano, tratto dall’Institutio oratoria in cui si parla della musica come fondamento della formazione del perfetto oratore, e avranno quattro ore di tempo per tradurlo.
Seconda prova Maturità 2026, Quintiliano al Liceo Classico: testo e traduzione della versione
Il testo della versione
Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo ne intellegi quidem nisi ab iis qui hanc quoque partem disciplinae diligenter perceperint potest. De philosophis loquor, quorum fons ipse Socrates iam senex institui lyra non erubescebat: duces maximos et fidibus et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis. Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt? Quorum concentus quanto est vehementior, tantum Romana in bellis gloria ceteris praestat. Non igitur frustra Plato civili viro, quem politikon vocat, necessariam musicen credidit, et eius sectae, quae aliis severissima, aliis asperrima videtur, principes in hac fuere sententia, ut existimarent sapientium aliquos nonnullam operam his studiis accommodaturos, et Lycurgus, durissimarum Lacedaemoniis legum auctor, musices disciplinam probavit. Atque eam natura ipsa videtur ad tolerandos facilius labores velut muneri nobis dedisse, si quidem et remigem cantus hortatur
La traduzione
Platone, ad esempio, in altri passi, ma soprattutto nel Timeo, non può essere inteso se non da quanti abbiano attentamente assimilato anche questa parte della sua dottrina. Parlo dei filosofi, la cui stessa fonte, Socrate, non si vergognava nella vecchiaia di imparare a suonare la lira. [4] Si tramanda che grandissimi condottieri sapevano suonare la cetra e il flauto, che gli eserciti spartani erano esortati al valore con motivi musicali. Nessun diverso effetto, del resto, fanno corni e trombe sulle nostre legioni: quanto più veemente è il loro suono, tanto più la gloria di Roma supera in guerra quella di ogni altro popolo. [15] Non invano, dunque, Platone giudicò necessaria la conoscenza della musica all’uomo di Stato, al quale dà il nome di politikon. E i capiscuola di quella setta filosofica, che agli uni sembra la più severa, agli altri la più rigida, furono dell’avviso che alcuni dei loro si sarebbero potuti dedicare, almeno in parte, a questi studi musicali. Ancora: Licurgo, l’implacabile legislatore spartano, approvò l’insegnamento della musica. [16] Del resto, la natura stessa sembra avercela data come dono per sopportare meglio le fatiche, se è vero, ad esempio, che il canto è di sprone ai rematori;
Traduzione tratta da L’Istituzione Oratoria di Marco Fabio Quintiliano a cura di R.Faranda e P.Pecchiura
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