Che il Paese torni alle urne il prossimo 25 settembre per le elezioni politiche, dopo la caduta del governo Draghi, la scissione nel Movimento 5 Stelle, la mossa a sorpresa di un centrodestra favoritissimo, il Partito Democratico in cerca di alleati, il Grande Centro in formazione e in competizione, è una notizia negativa per quasi il 50% degli italiani, positiva per il 38,8% degli intervistati dal sondaggio Quorum/Youtrend realizzato per SkyTg24. Il primo dopo la caduta del governo, la data delle elezioni, l’inizio della prima campagna elettorale balneare della Repubblica italiana.

I sostenitori di FI e Lega risultano tra quelli meno convinti che le elezioni anticipate siano un fatto negativo (41,9%), dietro solo a quelli di FdI (25,3%). All’opposto ci sono quelli del Pd (71,2%). Il 70,6% degli elettori di FdI ritiene le elezioni anticipate un fatto positivo così come il 54,1% di chi vota Forza Italia e Lega. Percentuale che crolla al 20,5% per gli elettori del dem. Cambia poco alla fine: il 25 settembre si torna a votare, c’è poco da discutere ormai. E lo scenario al momento vede un centrodestra in netto vantaggio, un Pd alla ricerca della quadra per una coalizione competitiva, un Centro litigarello, Di Maio ininfluente, la soglia di sbarramento al 3% un killer di partiti.

Piuttosto invariate le posizioni delle squadre in campo rispetto a prima della crisi. Fratelli d’Italia guida con il 23,8%, Pd al 22,5%, Lega al 13,4%, M5s al 9,8%, Fi all’8,3%, Azione e +Europa al 4,9%, Sinistra Italiana/Europa Verde al 4,2%, Insieme per il Futuro al 2,6%, Italexit al 2%, Italia Viva all’1,8%, Articolo 1 – Mdp all’1,6%, altri partiti al 5,1%. Altissimo il tasso di astensione da una preferenza: 41,7%, che conferma la sfiducia e l’insofferenza dimostrata agli ultimi appuntamenti alle urne. Crollano Lega e M5s, debutto deludente per lo scissionista grillino Di Maio che neanche supererebbe la soglia di sbarramento.

All eyes intanto su Meloni: la leader di Fdi guida tutte le rivelazioni, super favorita, canalizza l’attenzione dei media mondiali, si dice pronta a governare. Dopo giorni di dibattito interno al centrodestra su chi dovrebbe essere premier, per l’86,4% degli elettori della coalizione sarebbe una cosa positiva il suo premierato, negativa solo per l’8,3%, al 55,3% la percentuale di chi ripone poca o nessuna fiducia nella leader Fdi. Il sondaggio analizza inoltre tre scenari di coalizione: il centrodestra si attesta rispettivamente al 45,3%, al 45,4%, al 48,1%. Sbaragliato in ogni caso il centrosinistra. Secondo il 49,5% la fiducia in Meloni è rimasta immutata rispetto a prima delle elezioni, per il 17,4% è aumentata, per il 25,2% è diminuita. Il 70,4% degli elettori di Forza Italia e Lega esprime fiducia in Giorgia Meloni.

Grande è la confusione sotto il sole del centrosinistra, o campo progressista. Il 56,6% degli elettori del M5s ritiene che il partito dovrebbe presentarsi da solo alle elezioni, il 39,3% che dovrebbe in coalizione con il Pd di Enrico Letta che ormai ha già chiuso le trattative. I dem, secondo i suoi elettori, dovrebbero allearsi con i partiti di Centro secondo il 50,4% degli intervistati, col M5s per il 12,4%, né con gli uni né con gli altri al 25,4%, l’11,8% non si esprime. Qualora il Pd dovesse allearsi con Si/Europa Verde, Azione e +Europa, Ipf, Iv e Articolo 1 raggiungerebbe il 36,3%, se dovesse con le sole Si e Articolo 1 al 27,2%, con M5s, Si e Articolo 1 al 34%. Fermo al 9,1% un Grande Centro, o Centro Riformista, o Rassemblement all’italiana con Azione e +Europa, Ipf di Di Maio e Italia Viva o al 11,5% a seconda degli scenari e delle altre coalizioni a guida Pd.

In ogni caso Letta verrebbe battuto dal centrodestra. Il segretario del Pd è quindi alla ricerca di una mossa, un’idea che possa sparigliare, qualcosa che dia slancio alla campagna elettorale. Di un miracolo, forse. Parlando di leader: è al 64% la percentuale di chi nutre “molta o abbastanza” fiducia nel Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Draghi al 54%, Meloni al 38,7%, Berlusconi al 34,3%, Conte al 30,7%, Salvini al 30,4%, Letta al 25%, Di Maio 22%, Renzi 15,5%. Centrodestra anche qui in vantaggio insomma.

Capitolo Draghi: resta alta la percentuale di chi apprezza come “molto + abbastanza positivo” il lavoro del governo dell’ex Presidente Bce, al 57,5%, a Palazzo Chigi. Negativo per il 34,8%. Il 50,7% si è detto d’accordo con la decisione del premier di dimettersi, non così lontano dal 41,1% in disaccordo. La responsabilità della crisi è per il 41,1% di Giuseppe Conte che stacca nettamente tutti gli altri leader, così come per il 29% è sempre il leader grillino il responsabile delle elezioni anticipate del prossimo 25 settembre, per il 29% è Draghi, per l’11,1% è Salvini. Gli elettori di Forza Italia e Lega sono quelli meno d’accordo con le dimissioni di Mario Draghi (51%). La fiducia in Draghi è rimasta immutata per il 47,6% degli elettori rispetto a prima della crisi di governo.

“Se nessuna coalizione avesse la maggioranza, chi dovrebbe diventare Presidente del Consiglio?”, la fatidica domanda: secondo il 23,8% il leader del partito più votato, per il 17,9% una figura sostenuta da una larga maggioranza di unità nazionale, per il 17,6% il leader del partito più votato all’interno della coalizione più votata, per il 17% bisognerebbe tornare a votare, per il 4,5% una figura sostenuta da alcuni partiti che non erano alleati alle elezioni. Il 19,3% non risponde.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.