Nomine politiche difficili, certamente, ma anche veri e propri “problemi tecnici” frenano e dilatano i tempi della scelta dei sottosegretari del governo Draghi, agitando le forze di maggioranza. Da un lato ci sono le difficoltà del Movimento 5 Stelle, alle prese con le espulsioni dei dissidenti, e del Pd, che cerca figure femminili per pareggiare le scelte tutte al maschile nei ministeri. Dall’altro, spunta l’ostacolo posto dallo spacchettamento dei dicasteri causato dalla nascita del nuovo ufficio per la Transizione ecologica, sollecitato dai grillini – che lo hanno inserito anche all’interno del quesito su Rousseau quando hanno interrogato la base prima di votare la fiducia a Draghi – e affidato dal premier a Roberto Cingolani, accademico e già direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova.

Nelle intenzioni del capo dell’esecutivo, il nuovo ministero avrebbe dovuto assorbire le competenze in materia energetica solitamente attribuiti ad altri uffici, tra i quali quello dello Sviluppo economico. Ma con il titolare del dicastero, Giancarlo Giorgetti in quota Lega, la discussione è ancora aperta. Altra grana quella che riguarda il ruolo di Vittorio Colao. Nominato alla guida di un ministero senza portafoglio, il ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, per lui si profila anche la presidenza del comitato interministeriale sulla digitalizzazione del paese, che però verrà istituito presso il ministero dell’Economia e delle finanze.

Il puzzle dei sottosegretari è stato affidato a Roberto Garofoli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che è in contatto costante con i partiti per raccogliere le liste di nomi. Lega e Fi riferiscono di aver fatto la loro proposta, con Matteo Salvini che si aspetta tra le 8 e le 10 nomine. Al partito di Silvio Berlusconi dovrebbero spettare invece tra i 6 e i 7 posti. Due invece per Italia Viva, uno a Leu e uno al blocco centrista (tra Azione, Più Europa e Centro democratico).

Come detto invece, le liste di M5S e Pd sono ancora un cantiere. I grillini, ridimensionati dalla decisione di 40 parlamentari di votare no alla fiducia, dovrebbero avere 11 o 12 sottosegretari, tra i quali sono attese le conferme degli Laura Castelli, Stefano Buffagni, Giancarlo Cancelleri, Pierpaolo Sileri, Angelo Tofalo. Ma potrebbero esserci sorprese dell’ultimo momento.

Nel Pd è partito un gioco di equilibri di genere. In corsa ci sarebbero le sottosegretarie uscenti Alessia Morani, Simona Malpezzi, Sandra Zampa, Anna Ascani, Lorenza Bonaccorsi ma anche Marianna Madia e Cecilia D’Elia, presidente della conferenza nazionale delle donne del Pd. I dem vorrebbero confermati anche Matteo Mauri all’Interno, Antonio Misiani al Mef e Roberto Morassut all’Ambiente (ora Transizione ecologica). La presidente del partito Valentina Cuppi ha chiesto che la questione di genere venga affrontata dalla direzione del partito in programma giovedì, cosa che vorrebbe dire rinviare il completamento della squadra di governo al fine settimana.