Ci eravamo tanto amati… Tra Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, e il Movimento 5 Stelle, i rapporti sono ormai ai minimi termini, si può parlare apertamente di divorzio. L’house organ dei pentastellati non ha proprio mandato giù il sostegno del Movimento di Beppe Grillo al governo di Mario Draghi, che ha scelto come Guardasigilli una personalità come Marta Cartabia, distante anni luce (nel bene) dall’ex ministro grillino Alfonso Bonafede e dall’idea manettara di legge che regna nella redazione del Fatto.

Così questa mattina è arrivato il ‘de profundis’ tra Travaglio e il Movimento, o meglio con l’ala governata che appoggia Draghi. La prima pagina è infatti esplicativa del Travaglio-pensiero: “I 5 Stelle cacciano chi è fedele ai 5 Stelle”. Un Movimento accusato di “incoerenza”, con la difesa dei ribelli che “non vogliono scissioni, bensì il Movimento 5 Stelle”.

Nell’editoriale in prima pagina Travaglio continua la sua filippica sull’incoerenza grillina nell’appoggiare l’esecutivo guidato dall’ex numero della Banca centrale europea. Il direttore del Fatto ricorda infatti che “i parlamentari coerenti col giuramento fatto agli elettori “mai con B.” votarono contro o si astennero, ma, anziché essere rispettati come minoranza interna, furono espulsi da chi era andato al governo con B. (già “testa d’asfalto ”, “psiconano ”, “psicopedonano”), col Matteo maior (già “pugnalatore dell’Italia da mandare a lavorare a calci”) e col Matteo minor (già “ebetino” e “mino rato morale”)”.

Travaglio, così come il suo ‘alter ego’ televisivo Andrea Scanzi, si schiera dunque con gli scissionisti a 5 Stelle, archiviando la gestione “responsabile” di Beppe Grillo per quella barricadiera di Alessandro Di Battista e Davide Casaleggio.

Se la presa di posizione contro l’incoerenza grillina può essere considerata corretta, i “mai con” pronunciati dai vari esponenti pentastellati non sono certo una bufala, quella di Travaglio resta una ‘scoperta’ quantomeno tardiva. 

Il Movimento 5 Stelle ha perso la sua “verginità politica” già nel 2018, quando dopo i risultati delle elezioni politiche scelse l’alleanza suicida con la Lega per formare il governo Conte 1, facendosi mangiare la metà dei consensi dal Carroccio e dovendo cedere su numerose battaglia identitarie. Finita l’esperienza di governo con Salvini ecco quindi restare nei Ministeri grazie al governo col Partito Democratico, il “partito di Bibbiano”, come lo chiamavano Di Maio e i suoi. Ma il Fatto Quotidiano si accorge solo ora dell’incoerenza grillina.