Altro che baluardo del Movimento 5 Stelle nel ministero chiesto a gran voce da Beppe Grillo, quella Transizione ecologica che è stata il presupposto per far digerire a parlamentari e base il sì al governo di Mario Draghi. 

Non si placano le polemiche su Roberto Cingolani, il ministro che il Movimento 5 Stelle già venerdì 12 settembre aveva “fatto suo” inserendolo in una grafica su Facebook accanto ai quattro ministri confermati in quota 5 Stelle, ovvero Federico D’Incà ai Rapporti con il Parlamento, Fabiana Dadone alle Politiche Giovanili, Luigi Di Maio agli Esteri e Stefano Patuanelli all’Agricoltura. 

Nell’immediato però erano emersi i trascorsi tutt’altro che grillini del fisico milanese, per 15 anni direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) prima di diventare Chief Technology Officer di Leonardo (ex Finmeccanica). Cingolani era stato ospite in più edizioni della Leopolda, la kermesse politica di Matteo Renzi, ma anche agli incontri del think tank di Enrico Letta VeDrò, oltre al convegno organizzato da Davide Casaleggio “Sum#02 – Capire il futuro” nel 2018.

Ma a spingere Cingolani ben fuori dal perimetro del Movimento 5 Stelle è una nuova scelta messa in atto dal neo ministro, che ha scelto come capo di gabinetto Roberto Cerreto, che ricopriva lo stesso ruolo per l’allora ministro per le Riforme costituzionali Maria Elena Boschi, renziana di ferro.