È nato al Senato, dove oggi si vota la fiducia al governo Draghi, l’intergruppo costituito da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali. Una specie di maggioranza nella maggioranza, com’è stato definito, per promuovere iniziative comuni. Un segno di continuità con il governo Conte 2, la cui maggioranza era però composta anche da Italia Viva di Matteo Renzi che ritirando la propria delegazione al governo ha aperto la crisi del governo giallorosso.

L’intergruppo struttura un’alleanza dunque più solida tra questi partiti in Parlamento. È il riflesso parlamentare di quell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile sostenuta da Conte nell’ultimo discorso del “tavolino” prima del giuramento di Draghi. Lo stesso “avvocato del popolo” ha definito l’iniziativa “giusta e opportuna” per rilanciare “l’esperienza positiva di governo che si è appena conclusa”. Un progetto futuribile, preparatorio di un’alleanza.

I tre gruppi quindi si coordineranno nell’attività parlamentare, si incontreranno prima di ogni conferenza dei capigruppo per trovare un’intesa sul calendario dei lavori e cercare una sintesi sugli emendamenti a ogni provvedimento. Ci sarebbe allo studio anche un documento programmatico.

Italia Viva, fuori da questo perimetro, accoglie la notizia con favore: “Apre una prateria per chi vuole costruire la casa dei riformisti. Italia Viva c’è e ci sarà. Per il riformismo, contro il populismo”, ha detto Ettore Rosato. Un invito neanche troppo velato a uno schieramento moderato, centrale, con Forza Italia magari. Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, unico partito all’opposizione del governo Draghi, che voterà “No” all’esecutivo, è passata infatti al contrattacco invitando la Lega e FI, alleati di centrodestra, entrambi al governo, a formare un intergruppo.

Non che la notizia abbia raccolto solo commenti entusiasti, nel campo cosiddetto progressista, come quelli del segretario Pd Nicola Zingaretti e del ministro della Salute Roberto Speranza di Leu. Proprio tra i dem parlano di forzature Vincenzo D’Arienzo, Tommaso Nannicini e Francesco Verducci, mentre l’ex presidente Matteo Orfini stronca l’iniziativa come di quelle che “guardano al passato, hanno davvero poco senso”.

Gli intergruppi vengono formati anche al Parlamento Europeo. Sono gruppi non ufficiali di deputati interessati a un determinato argomento, vengono formati all’inizio di ogni legislatura, “tengono discussioni informali e promuovono i contatti tra i deputati europei e la società civile. Non sono organi ufficiali del Parlamento e, quindi, non possono esprimere la posizione dell’Istituzione. Non possono inoltre svolgere attività suscettibili di confondersi con le attività ufficiali del Parlamento”.

Antonio Lamorte