Nel giorno del sì “sofferto” ma “responsabile” al governo di Mario Draghi, come ammesso nell’aula del Senato da Domenica Castellone, il Movimento 5 Stelle cambia nuovamente volto adottando un nuovo statuto.

Addio dunque, con poco più di 11mila preferenze espresse sulla piattaforma Rousseau, alla figura del capo politico che attualmente era rappresentata dal reggente Vito Crimi, con l’ingresso ufficiale di una governance collegiale.

Il voto chiuso alle 12 di oggi segue quello della scorsa settimana, annullato perché non aveva partecipato il 50 per cento più uno degli iscritti, con esito simile quanto a risultati. Resta il flop partecipazione: ai sei quesiti della consultazione hanno risposto meno di 12mila iscritti sui 119.721 aventi diritto, uno su dieci in pratica.

Il quesito più importante era ovviamente quello sul direttorio, un “comitato direttivo composto da 5 membri, che duri 3 anni, al cui interno, a rotazione annuale, è individuato chi svolgerà le funzioni di rappresentante legale”, che sostituirà la figura del capo politico. I sì alla sua istituzione sono stati il 79%, una vittoria schiacciante.

Col voto odierno si apre quindi una nuova partita all’interno del Movimento per il fronte dei ribelli, l’ala guidata da Davide Casaleggio, Alessandro Di Battista e Barbara Lezzi che si è opposta all’accordo di governo su Draghi. 

Nessuno dei ‘ribelli’ è intenzionato a lasciare il Movimento e alcuni di questi, la stessa Lezzi o il presidente della commissione antimafia Nicola Morra, potrebbe puntare proprio alla conquista di un posto nel direttorio. Il termine per le candidature non è stato ancora fissato, così come il voto, ma le regole sono chiare: i componenti dovranno rispettare una rappresentanza varia, anche di genere. Così ci sarà spazio al massimo per due parlamentari, due europarlamentari, due membri del governo, due rappresentanti delle amministrazioni e assemblee locali.

Ma sullo sfondo resta anche il nome di Giuseppe Conte. L’ex premier potrebbe finalmente scendere in campo ufficialmente con i 5 Stelle e lanciare la sua candidatura nell’organismo direttivo, un primo passo per la ‘scalata’ al Movimento. I segnali in questo senso non mancano, dal “discorso del tavolino” davanti Palazzo Chigi alle dichiarazioni sull’intergruppo con Pd, M5S e Leu.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia