Nessun allarmismo, né la volontà di alimentare paure. Piuttosto l’obiettivo di “garantire la ripartenza più sicura possibile” attraverso un “apparato” che consenta di prendere “decisioni repentine” e mantenere in vita le misure eccezionali che ci hanno sin qui consentito di arrivare “a un tollerabile grado di normalità”. Giuseppe Conte si presenta nell’aula del Senato e spiega a maggioranza e opposizione perché la proroga dello stato d’emergenza “è una scelta inevitabile, per certi aspetti obbligata”. Il premier accoglie la data fornita dalla risoluzione presentata da M5S, Pd, Iv e Leu: il regime speciale arriverà al massimo fino al 15 ottobre 2020.

In Senato il clima è incandescente, con le opposizioni sul piede di guerra. Conte prova comunque a coinvolgerle e lancia loro un appello, elencando tutte le misure che perderebbero efficacia in caso di stop allo stato di emergenza: dai poteri della protezione civile, a quelli del comitato scientifico, dalla norma che consente di noleggiare navi per la sorveglianza sanitaria dei migranti, a quella che invece permette di istituire i bandi per mascherine e arredi per le scuole. E poi ancora il commissario straordinario, le ordinanze regionali, i volontari, le misure di distanziamento sociale. Il premier rivendica la “legittimità costituzionale” della proroga e ricorda che non è da essa, ma da un decreto legge, che dipende la possibilità per il presidente del Consiglio di emanare i Dpcm che tanto hanno fatto discutere durante e dopo il lockdown. “Nessun potere super partes”, scandisce.

La maggioranza è compatta al suo fianco. La risoluzione prevede alcuni paletti che tranquillizzano Pd e Iv rispetto alla desiderata “discontinuità” rispetto al passato. Servirà una “norma primaria” per “eventuali misure di limitazione di libertà fondamentali” e in ogni caso andrà coinvolto il Parlamento. Le opposizioni, invece, attaccano: “Sono scioccata. Conte sta sostenendo ora al Senato che senza lo stato di emergenza il Governo non è in grado di fare normalissimi decreti, decreti legge, ordinanze. Questa è una grossolana menzogna e una pericolosissima deriva liberticida. Dove vuole arrivare il Governo?”, scrive su Twitter Giorgia Meloni mentre Conte sta ancora parlando. Matteo Salvini manifesta “preoccupazione e sconcerto” per la decisione presa anche in una telefonata con Sergio Mattarella. “Lei sta mentendo all’Italia e agli italiani – dice rivolgendosi al premier in Senato – Se non c’è un’emergenza non si può dichiarare uno stato di emergenza”. Di più. “Prima o poi gli italiani voteranno, senza mascherina e dandosi la mano”, azzarda tornando sulla polemica nata dopo il suo rifiuto di indossare il dispositivo di protezione ieri a palazzo Madama (sul caso è stata aperta un’istruttoria). Anche i toni di Forza Italia sono meno ‘responsabili’ del solito: “Lo Stato di emergenza non fa bene al nostro Paese perché chi sa governare non ha bisogno di leggi speciali e di chiedere i pieni poteri”, mette in chiaro Anna Maria Bernini.

Alla fine la risoluzione di maggioranza passa con 157 voti favorevoli e 125 contrari e il Governo può tirare un sospiro di sollievo. Diversa sarà la partita domani. Conte chiederà l’autorizzazione alle Camere per un nuovo scostamento di bilancio da 25 miliardi e per ottenerla servirà la maggioranza assoluta, dovendo raggiungere a palazzo Madama quota 161. Il centrodestra si professa unito e deciderà dopo le parole del premier che posizione tenere. Se il sostegno delle opposizioni non dovesse arrivare, in Senato andrà in scena una nuova giornata da pallottoliere.