Via libera alla proroga del divieto di spostamento tra le Regioni per 30 giorni, quindi fino al 27 marzo calcolandola scadenza già fissata per il 25 febbraio. È questa la decisione arrivata nel Consiglio dei ministri che si svolto questa mattina a Palazzo Chigi, il primo ‘vero’ Cdm per il presidente del Consiglio Mario Draghi.

La riunione dell’esecutivo, iniziata alle 10, ha visto sul tavolo non c’è solo il decreto legge che proroga di 30 giorni il divieto di spostamento tra regioni, ma anche le richieste arrivate dalla Conferenza delle regioni su ristori, vaccini e nuovi parametri per la divisione in fasce.

Altrea novità invece approvata nel Cdm, come appreso dall’Ansa, è lo stop agli spostamenti in zona rossa verso abitazioni private. Una possibilità che resta invece nelle zone gialle e arancioni, ma una sola volta al giorno e tra le 5 e le 22, in massimo due persone, con i figli minori di 14 anni.

Regioni e Province autonome avevano chiesto al Governo, nella videoconferenza tenuta domenica sera con il ministro degli Affari Regionali Mariastella Gelmini e quello della Salute Roberto Speranza, dati oggettivi e criteri semplici sulla divisione in zone, che evitino il più possibile cambi continui di colori e restrizioni. Un “cambio di passo” nelle valutazioni, secondo la Conferenza delle regioni guidata dal governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, è ritenuto “indispensabile” per “procedere ad una revisione dei parametri e alla contestuale revisione del sistema delle zone, nel senso della semplificazione, che passi funzionalmente anche da una revisione dei protocolli per la regolazione delle riaperture, in senso anche più stringente laddove necessario”.

Quanto al capitolo ristori, le Regioni avevano chiesto l’ampliamento della cabina di regia ai Ministri dello Sviluppo economico e dell’Economia perché “lo stesso provvedimento che introduce restrizioni per il Paese e poi restrizioni particolari per singoli territori, deve anche attivare gli indennizzi e salvaguardare le responsabilità, garantendo la contestualità a prescindere da chi adotta il provvedimento”. Gli enti locali anche in questo caso chiedono una netta virata rispetto alla gestione Conte e di “condividere maggiormente i provvedimenti e garantire sempre i risarcimenti sia nel caso di provvedimenti restrittivi di livello nazionale che regionale”.

Altra richiesta arrivata da parte dei governatori è di “riformare” il Cts, il Comitato tecnico scientifico, da ridurre per numero di componenti. Il comitato, è la richiesta, dovrà parlare come un’unica voce “come è avvenuto negli Stati Uniti con la nomina dell’immunologo Anthony Fauci, delegato a parlare a nome del presidente.