Una sola dose del vaccino anglo-svedese di AstraZeneca per tutti subito, senza accantonare scorte per il richiamo, sulla scia dei risultati incoraggianti che emergono da un recente studio pubblicato dalla rivista scientifica “Lancet” secondo il quale la prima dose del vaccino AstraZeneca avrebbe una efficacia del 72% (e non del 60, come accertato dall’Ema, l’agenzia europea del farmaco, ndr) che aumenterebbe all’80% spostando in là il richiamo della seconda dose, anche a tre mesi dalla somministrazione della prima.

È questo il modello inglese che Mario Draghi potrebbe adottare per l’Italia per velocizzare la campagna vaccinale, fare un “cambio di passo” rispetto alla precedente gestione in mano al supercomissario Domenico Arcuri, che si è già visto archiviare il piano delle “primule”.

Per adottare la ricetta di BoJo, il premier britannico Boris Johnson recentemente incontrato (virtualmente) nel G7, il governo Draghi metterà in campo per le vaccinazioni strutture già esistenti, come stazioni ferroviarie, aeroporti, fiere e grandi parcheggi, mentre a fornire supporto sarà la Protezione civile.

L’avvertimento su questo era arrivato dallo stesso presidente del Consiglio, che in Parlamento aveva parlato di “dovere di rendere possibili le vaccinazioni in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private”. 

A proposito di privati, oggi va registrata “l’offerta” di Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, che dalle colonne di Repubblica ha spiegato di aver inviato una proposta operativa a Palazzo Chigi che prevede il coinvolgimento delle fabbriche: “I dipendenti delle aziende aderenti a Confindustria sono circa 5,5 milioni, se consideriamo una media di 2,3 componenti per nucleo familiare potremmo vaccinare più di 12 milioni di persone. Siamo disposti a mettere le fabbriche a disposizione delle comunità territoriali nell’ambito del piano nazionale delle vaccinazioni”.

Contro il modello inglese nei giorni scorsi si era invece espresso Massimo Galli, direttore del dipartimento di Malattie infettive al Sacco di Milano. “I vaccinati a metà – ha spiegato Galli – potrebbero facilitare la comparsa di un’ulteriore variante”. “Non ci sono studi che dimostrino cosa può succedere dopo una prima vaccinazione di massa”, spiega ancora il professor Galli. Quando e se gli inglesi ci manderanno dati sufficienti a dimostrare che esiste un numero importante di persone rimaste esenti dalla malattia nonostante abbiano ricevuto una sola somministrazione – aggiunge – allora potremmo considerarla efficace”.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.