C’è poco da fare. Gli equivoci attorno alla violenza dei No-Tav continuano a imperversare senza alcun significativo cambiamento rispetto al passato. Prima sfilano pacificamente i contestatori storici dell’opera infrastrutturale. Poi, puntualmente, inizia la guerriglia degli antagonisti e dei terroristi dell’estrema sinistra. Dopodiché si contano i gravissimi danni alle persone. Infine decolla il teatrino delle reazioni politiche. Parte immediatamente la ferma e inequivoca denuncia politica dei partiti di centrodestra e delle varie istituzioni sulla strutturale pericolosità di queste manifestazioni violente e terroristiche. Dopo molte ore dall’accaduto, si registra la blanda, burocratica presa di distanza della sinistra. Non appena è finita la protocollare condanna, partono gli ormai celebri distinguo.

Ed è proprio su questo versante che emergono le plateali contraddizioni politiche di moltissimi esponenti della sinistra italiana. “La libertà di espressione e di manifestare il dissenso è sacra e inviolabile”; “I partiti di centrodestra non strumentalizzino questi fatti violenti a fini politici”; “Il governo non può rispondere a questi fatti con leggi repressive e antidemocratiche”; “Le vere priorità nazionali sono altre, e parlare della Tav serve solo a distogliere l’attenzione dai veri problemi degli italiani”. Per concludere, altrettanto puntualmente, che in fondo adesso serve fare un attento esame e valutazione sull’opportunità di quest’opera, cioè la realizzazione della direttrice Torino-Lione.

Ora, e al netto della legittimità di qualsiasi opinione sulla bontà e sulla utilità di questo progetto – tra l’altro approvato più volte nel corso degli anni dal Parlamento italiano e dai vari organismi tecnici e politici europei – emerge sempre un dato di fondo. E cioè, perché la sinistra italiana – nella sua pluralità interna – non riesce di fronte a questi concreti accadimenti a dare una risposta politica netta, chiara, trasparente, credibile, forte, inequivoca, seria e non funzionale a mille interpretazioni? Perché di fronte a fatti come la violenza in Val Susa, o a Torino, o a Bologna o in mille altre manifestazioni che si sono svolte in Italia nei mesi scorsi, e dove si registrano concreti atti di violenza, non si prendono seccamente e definitivamente le distanze? E infine, ma perché la sinistra italiana – e storicamente, purtroppo – su questi temi non riesce ad esprimere una vera e propria cultura di governo?

È inutile continuare le prediche nei talk serali de La7 con i soliti noti, dispensando pagelle di democrazia e di fedeltà costituzionale a destra e a manca. Adesso la sinistra italiana, seppur nella sua pluralità, deve dare una risposta chiara e netta. Sarebbe anche l’unico modo per smascherare la strumentalizzazione della destra e di tutti coloro che vogliono dare solo una risposta repressiva ai fatti seppur gravi, inumani e drammatici, di una nuova e inedita violenza terroristica.