Il Collegio Roma Uno è una interessante cartina al tornasole della politica italiana. Partita in quarta, tra annunci roboanti e annunci di querelles epocali, la sfida per il seggio della Camera da eleggere con le Suppletive si è “incartata”, involuta. Si vota tra un mese, il 16 gennaio, e nessuno – neppure tra gli addetti ai lavori – ha chiaro il quadro delle candidature. Di certo si sa che tutti coloro che potevano fare un passo indietro, lo hanno fatto. Enrico Letta aveva fatto il nome di Giuseppe Conte.

L’ex premier dopo una giornata di fibrillazioni ci ha ripensato: Carlo Calenda si sarebbe candidato contro di lui, per mettergli i bastoni tra le ruote. Ma quando Conte ha fatto il passo indietro, lo stesso ha fatto Calenda, che rimane al Parlamento Europeo. Francesco Giro, di Forza Italia lo richiama: «Si candidi comunque, scelga di diventare il deputato di Roma», lo aveva incoraggiato. Invano. E allora Matteo Renzi ha provato a sorprendere: Iv mette in pista Elena Bonetti. La ministra della famiglia ha fatto le sue considerazioni e dopo due giorni ha fatto sapere di volersi concentrare sull’attività in corso. E dal M5S la voce che vedeva in pista Virginia Raggi, poi Alessandro Di Battista quale indipendente, ha lasciato il posto a un vuoto pneumatico. Roma 1 è il collegio-simbolo della Capitale.

Coincide con il Centro storico, allargato ad alcuni quartieri limitrofi. Oltre quattrocento mila elettori. Se il Pds nel 1994 lo considerava un suo seggio sicuro, tanto da candidarvi l’economista “tecnico” Luigi Spaventa, non fu un caso che Silvio Berlusconi lo scelse proprio quale set ideale per la sua discesa in campo. Milanese residente ad Arcore, fece la sua campagna nel collegio romano, espugnandolo. Oggi i partiti si guardano tra loro storditi. Raggiunto il limite di tempo per le candidature, dalle segreterie politiche, partite in tromba, il pallino si ferma su nomi tutt’altro che noti. Con una campagna elettorale che va da Natale alla Befana e quindi avrebbe avuto bisogno, al contrario, di volti popolari. Il Pd, favorito, mette in campo Cecilia d’Elia, ex assessora municipale alle pari opportunità con la giunta Veltroni. Italia Viva punta sul suo candidato comunale più votato, il giovane Valerio Casini.

Il centrodestra converge su Simonetta Matone. Dal M5S nessun nome in campo. Né da Azione, anche se Calenda ne fa un punto d’onore: «Voterò Casini che si era presentato a Roma nella mia lista, ma non mettiamo il simbolo. Certamente questa delle suppletive di Roma è una brutta storia – dice Calenda – non solo c’è l’inesistenza del campo largo, ma si è dimostrato il fatto che c’è poca cura nei confronti degli elettori. Poi non bisogna stupirsi se va a votare pochissima gente».

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.