La frettolosa retromarcia di Giuseppe Conte, che lunedì sera ha fatto un passo indietro “declinando” la candidatura offerta dal Partito Democratico alle suppletive del collegio 1 di Roma, lasciato libero dal neo sindaco della Capitale Roberto Gualtieri, fa ‘esultare’ il fronte riformista.

A ‘fare nero’ l’ex avvocato del popolo e leader del Movimento 5 Stelle è Matteo Renzi. Il fondatore di Italia Viva, che dopo i retroscena su Conte candidato a Roma emersi nel week end si era precipitato ad annunciare “una candidatura riformista” contro l’ex presidente del Consiglio e contro l’ipotesi del PD di “regalare il seggio sicuro al premier del sovranismo, all’uomo che ha firmato i decreti Salvini, all’avvocato che non vedeva differenza tra giustizialismo e garantismo”, una mossa di “subalternità totale”, in una intervista a La Stampa torna a martellare l’ex alleato.

Parole di fuoco quelle di Renzi, che non si dice stupito della rinuncia di Conte “conoscendo la sua proverbiale mancanza di coraggio non ho mai avuto dubbi. È un uomo che vive di sondaggi ma che ha un terrore senza fine di misurarsi con i cittadini. Vive di like, ma teme il voto”.

Ma il leader di Italia Viva non manca di mandare messaggi al Partito Democratico. Erano infatti i Dem, in particolare Enrico Letta e l’ex segretario Nicola Zingaretti, ad aver spinto maggiormente per l’impegno a Roma di Conte. “Speriamo torni il buon senso in casa Pd. Non devono rincorrere i grillini, ma fare politica”, è la ricetta suggerita da Renzi, che ribadisce come il suo modello sia, guardando al modello francese, “Macron, non la Le Pen o la Hidalgo”, sindaco socialista di Parigi.

Quanto al Partito democratico, “dovrebbe provare a vincere le elezioni prendendo la guida del Polo riformista come abbiamo fatto nel 2014 ottenendo il 41%. Oggi mi pare che si stiano accontentando della metà di quei voti. E che stiano rincorrendo le stelle cadenti del grillismo”, che secondo Renzi potrebbe consentire di vincere “qualche collegio, forse, ma perde l’Italia”.

Letta e i Democratici secondo l’ex premier infatti “vedono sondaggi sulla popolarità di Conte e si emozionano: quando si voterà, vedremo quanto queste emozioni si trasformeranno in voti. La stessa scelta di tirar fuori la candidatura di Conte dimostra che sono confusi, ma ce ne eravamo già accorti sullo Zan”.

Spazio quindi al grande appuntamento politico del 2022, la partita del Quirinale. Sul Colle, spiega Renzi, “sono per dialogare da Meloni e Salvini, fino ai grillini dissidenti: l’arbitro si sceglie insieme”. Ma per scegliere il prossimo Capo dello Stato Renzi nega l’ipotesi di patti col centrodestra escludendo Pd, 5 Stelle e Leu, un “fantascenario” secondo il leader di Italia Viva. “Serve solo agli spin doctor del Pd per minacciarci una volta al giorno di buttarci fuori dalla coalizione. Ormai ci espellono una volta alla settimana. Ma il problema lo risolviamo alla radice: se imbarcano i grillini ce ne andiamo noi”, ribadisce Renzi.

Quanto all’ipotesi di un trasloco di Draghi da Palazzo Chigi al Quirinale, ipotesi che potrebbe ‘morire’ a causa della paura di un voto anticipato, Renzi spiega che le urne in realtà “sono desiderio di Letta Meloni, Conte e Salvini, non di Draghi. Fossi uno dei peones mi preoccuperei di questi leader, non del premier”, è il commento del leader di Italia Viva. Nel 2023, è infatti la ‘profezia’ di Renzi, “Conte non arriva, Letta deve fare un congresso, Meloni perde voti rispetto ai sondaggi“.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia