«Ho dovuto attendere dieci anni per avviare la mia attività: ma è concepibile che un imprenditore debba affrontare una trafila così lunga per poter cominciare a lavorare e a guadagnare?» A lanciare la provocazione è Filomena Merola, titolare di Amaltea, un’azienda agricola con sede a Celle di Bulgheria. Nel cuore, cioè, di quel Parco nazionale del Cilento che i dati elaborati da Unioncamere e dal Ministero dell’Ambiente proiettano al vertice della classifica delle riserve naturali italiani dove è insediato il maggior numero di imprese. La storia di Filomena è singolare: partita da Montano Antilia alla volta di Milano, si è laureata in Economia alla Cattolica per poi fare ritorno nella sua terra di origine. Il motivo? Troppo forte il desiderio di aprire un’azienda agricola e un agriturismo nel cuore di una terra suggestiva come il Cilento. Filomena ha centrato l’obiettivo e oggi alleva 80 capre, dal latte delle quali ricava la cacioricotta, e ha recentemente avviato un agriturismo, dove agli ospiti vengono offerti prodotti rigorosamente locali.

Per realizzare il suo sogno, però, ha dovuto attendere dieci anni. Proprio così: mesi e mesi tra scartoffie, cavilli ed enti sempre pronti a tarpare le ali a qualsiasi iniziativa imprenditoriale. «Non è questo il caso del Parco del Cilento – precisa Merola – che davvero si impegna per creare le condizioni indispensabili affinché un imprenditore possa investire. Mi riferisco alla Soprintendenza che troppo spesso boccia un progetto senza un’apparente motivazione valida». Non è un caso che i trenta ettari di terra acquistati da Merola per insediarvi l’azienda agricola e l’agriturismo siano stati utilizzati semplicemente come pascolo per dieci anni.

Alla fine tutti i progetti sono stati approvati, ma quanta fatica! «È inammissibile che un imprenditore, che abbia necessità di installare una recinzione per proteggere il raccolto o gli animali allevati dai cinghiali, debba sottoporre il progetto a Comune, Parco e Soprintendenza – spiega Merola – Alla fine l’ok arriva, ma nel frattempo trascorre troppo tempo e le spese lievitano». Ecco perché Merola sostiene la necessità di una sburocratizzazione che non vanifichi le condizioni favorevoli alla luce delle quali gli imprenditori investono nelle riserve naturali italiane: «A decidere dev’essere l’ente gestore del parco o, al limite, due pareri favorevoli su tre devono essere sufficienti perché il titolare di un’azienda possa realizzare un progetto».

Ma perché è tanto vantaggioso operare in un parco nazionale? «Per un’impresa è importante far sapere che si trova in una riserva naturale – prosegue Merola – Gli ospiti si aspettano un’area incontaminata e prodotti tipici e genuini. Quindi il vantaggio in termini di immagine è indiscutibile». Il vertici del parco del Cilento hanno creato anche un marchio che certifica la territorialità dei prodotti di 150 imprese. Tra queste, ovviamente, figura quella di Merola: «Iniziative simili sono una garanzia di identità, territorialità e genuinità – conclude Filomena – ma sono soprattutto uno strumento per creare una rete tra imprese. In questo modo i titolari delle diverse aziende si confrontano, si scambiano consigli e buone pratiche. Le imprese crescono anche così».