Sempre più isolato, anche dal suo stesso partito. Donald Trump è sotto assedio dopo la rivolta violenta messa in atto dai suoi supporters al Congresso per impedire la proclamazione di Joe Biden e ribaltare il voto espresso il 4 novembre scorso.

Diversi media americani, come Axios e The Hill, evocano chiaramente come all’interno del partito repubblicano, che in larga maggioranza ha scaricato ‘The Donald’ concedendo nella notte Usa la vittoria a Biden, stia crescendo la fazione che discute chiaramente di invocare il 25 emendamento per rimuovere il presidente dall’incarico.

Funzionari repubblicani e consulenti di Trump si sarebbero scambiati chiamate e messaggi sulla misura straordinaria, che richiederebbe alla maggioranza del gabinetto e al vicepresidente Mike Pence di dichiarare al Congresso che Trump non è in grado di adempiere ai suoi doveri di presidente.

Il 25esimo emendamento, ratificato nel 1967, prevede che il presidente possa trasferire volontariamente il potere al suo vice per motivi medici. Una circostanza già avvenuta in tre occasioni: con Ronald Reagan nel 1985 quando fu sottoposto a colonscopia e ad una operazione per tumore all’intestino, lasciando temporaneamente il comando a George H.W. Bush; nel 2002 e 2007 a George W. Bush, sempre a causa di una colonscopia, lasciando per alcune ore le redini del Paese al vice Dick Cheney.

Fin qui le occasioni in cui il 25esimo emendamento è stato applicato in maniera volontaria. La sezione 4 del provvedimento prevede però la possibilità che il presidente sia incapace di trasferire il potere, oppure che semplicemente non sia intenzionato a farlo. Una eventualità mai successa prima d’ora negli Stati Uniti, in cui sarebbe il vicepresidente Mike Pence (in accordo con la maggioranza dei 15 principali membri del governo) a stabilire l’incapacità di POTUS e prenderne il posto ad interim.

Un interim che nel caso di Pence-Trump sarebbe brevissimo: l’attuale vicepresidente resterebbe in carica fino al 20 gennaio prossimo, ultimi giorni di mandato prima del giuramento ufficiale di Joe Biden.

LA RIMOZIONE DAI SOCIAL – Su Trump è intanto già arrivata la condanna dei social network: in una mossa senza precedenti, Facebook e Twitter hanno bloccato gli account del presidente uscente Usa Donald Trump dopo aver pubblicato ripetutamente false accuse sull’integrità delle elezioni, mentre i suoi sostenitori hanno assaltato il Campidoglio degli Stati Uniti. Twitter ha bloccato l’account di Trump per 12 ore, e lo ha minacciato di un blocco permanente se infrangerà nuovamente le regole. Facebook lo ha sospeso per 24 ore.

Le due piattaforme, così come YouTube, hanno inoltre rimosso un breve video che il tycoon ha pubblicato mercoledì in cui esortava i suoi sostenitori che hanno preso d’assalto il Campidoglio degli Stati Uniti a “tornare a casa” mentre, allo stesso tempo, ripeteva false accuse riguardo alle elezioni presidenziali.