A tre mesi esatti dalle elezioni, l’indice di gradimento generale del presidente Trump è ancora di segno negativo. Gli aggiornamenti dell’istituto di sondaggi Gallup danno Trump a 15 punti di distanza dal suo avversario Joe Biden. Il consenso degli americani alle misure adottate dalla presidenza contro la pandemia da coronavirus è ancora più basso: –21 secondo i sondaggi di FiveThirtyEight, il sito specializzato di Nate Silver. La situazione per The Donald è preoccupante pure se si guarda agli stati tradizionalmente rossi, quelli che votano per i repubblicani. I sondaggi in Arizona, Florida e Carolina del Nord danno Biden in vantaggio. Un sondaggio condotto dalla Monmouth University nello stato della Georgia, patria dei Gop, segnala un testa a testa tra i due rivali, ciascuno dei quali riceve il 47 per cento del consenso degli elettori. Non sono buone notizie per l’inquilino della Casa Bianca, che da ieri deve fare anche i conti con la procura di Manhattan che ha aperto contro di lui una indagine per frode bancaria.

Dopo il flop conclamato nella gestione del coronavirus, Trump ha cercato di recuperare con un nuovo messaggio sull’importanza di indossare le mascherine protettive e con tante promesse di rapida realizzazione del vaccino. Ma tutto questo, da qualche giorno, non basta più. Infatti, il crollo record dell’economia americana durante il secondo trimestre di quest’anno è grave e ha spinto Trump ha inventarne una delle sue. Ecco dunque il tweet incendiario con il quale il presidente, alla fine della settimana scorsa, propone di ritardare o sospendere le elezioni presidenziali. Roba che non è mai successa nella storia americana, nemmeno durante le guerre mondiali. In verità, come spiega Lisa Lerer del New York Times, «il presidente non può ritardare le elezioni. La Costituzione prevede che sia il Congresso a scegliere il calendario delle elezioni generali». In più, il messaggio appare contraddittorio: «per settimane Trump ha assicurato che tutto andrà bene: i lavoratori sarebbero tornati presto al lavoro, gli stati avrebbero riaperto le loro attività economiche e i bambini sarebbero tornati a scuola. Ora però dice che la pandemia ha causato così tanto caos che le elezioni devono essere rinviate». Con l’aggravante che il voto per posta – abitudine in diversi stati americani – sarebbe un voto fraudolento. In pratica, Trump cerca come al solito – in perfetto stile populista – di «aggravare la confusione, seminando dubbi sul fatto che le elezioni saranno condotte in modo equo e lavorando per sabotare il voto per posta, che molti repubblicani ritengono possa danneggiare le loro chance di successo elettorale».

Per fortuna, nessuno dei sostenitori repubblicani di Mr. Trump al Congresso sostiene l’idea di rinviare le elezioni. «Immagino sia uno scherzo. Non saprei come interpretarlo diversamente», ha detto per esempio il senatore John Cornyn del Texas. «Se abboccate all’esca, sarà il ragazzo più felice della città», ha detto di Trump il senatore Kevin Cramer del Nord Dakota. E così, nelle ore successive, con un altro tweet, il presidente degli Stati Uniti ha abbandonato l’idea di ritardare le elezioni di novembre. «Era l’inevitabile conclusione della menzogna secondo cui il voto per corrispondenza, opzione interessante nel corso di una pandemia, possa essere occasione di brogli elettorali», spiega Stephen Collinson della Cnn. Ma il passo indietro di Trump non esclude che il suo tweet sia stato dannoso.

Le sue false affermazioni sui rischi di frode offrono la base per una contestazione giudiziaria in caso di sconfitta. E se l’eventuale elezione di Biden fosse considerata illegittima dai suoi sostenitori, sarebbe difficile per il nuovo presidente ripristinare l’unità nazionale. L’America sta per affrontate la prospettiva di una notte di elezioni lunga e piena di astio reciproco. «Nella memoria di tutti – ricorda Pablo Guimòn inviato a Washington per El Paìs – ci sono gli ultimi giorni dell’anno 2000, con il famigerato conteggio dei voti in Florida che diede a George W. Bush la vittoria su Al Gore. In un anno segnato dagli scandali nel conteggio dei voti nelle primarie, dai caucus dell’Iowa a New York, dove l’aumento del voto per posta a causa della pandemia non ha ancora permesso la conclusione del conteggio delle elezioni tenute più di un mese fa, la retorica di Trump ha un posto dove stare». L’elevato volume di schede postali che potrebbe caratterizzare il voto di novembre rischia di allungare per diversi giorni le operazioni di scrutinio. Trump avrebbe così un sacco di tempo per fare bei danni nel suo stile. «Il suo tweet sulle elezioni – ammette Collinson – dovrebbe costituire un avvertimento: se il presidente cadrà, cercherà di portare con sé nella polvere anche la democrazia americana e lo stato di diritto».

Una scena che è ben chiara nella mente di Barack Obama. L’ex presidente americano nel corso della celebrazione funebre in memoria del deputato John Lewis – leader storico nella lotta per il diritto di voto per gli afroamericani recentemente scomparso – ha lanciato l’allarme: «Mentre siamo seduti qui, ci sono persone al potere che stanno facendo tutto il possibile per scoraggiare il voto, per sopprimere il voto chiudendo i seggi elettorali, attaccando il nostro diritto di voto con precisione chirurgica. Persino sabotando il servizio postale prima delle elezioni. Elezioni che dipenderanno dal voto per posta, necessario per evitare che le persone si ammalino». Superato un certo limite sarebbe difficile perfino per i conservatori più incalliti continuare a seguire le mattane di Trump. Ma la strategia del caos messa in atto da The Donald non si limita a minare le basi della struttura democratica del paese. C’è anche un fronte esterno sul quale Trump continua a battere come un martello. Da un lato, la battaglia contro la Cina per la conquista dello spazio economico e tecnologico. Nei giorni scorsi Trump ha minacciato di chiudere TikTok, il social che fa capo ai cinesi di ByteDance. Il motivo? La minaccia che i dati di milioni di americani che usano la app possano finire nelle mani del partito comunista cinese. In realtà, l’ipotesi non è del tutto peregrina, tant’è vero che l’India – in aperto conflitto con Pechino – ha già interdetto ai suoi cittadini l’uso del social cinese. Ma è improbabile che l’aumento delle tensioni con la Cina possa davvero aiutare Trump nel voto di novembre. Dall’altro lato, c’è il rapporto con l’Europa.

In questi anni Trump ha gufato contro lo sviluppo dell’Ue flirtando con i paesi sovranisti come la Polonia. Il presidente americano ha adottato la strategia della divisione e del caos anche qui. Così, il recente cambio di marcia dell’Unione, favorito dall’iniziativa di Angela Merkel, viene percepito con fastidio da parte dell’attuale amministrazione americana. Non è un caso che Trump – con la scusa dei mancati versamenti alla Nato – abbia deciso di ritirare dalla Germania 12mila soldati statunitensi per ricollocarli nei paesi a guida populista e sovranista: prima di tutto in Polonia. Ma anche in Italia. Un altro inquietante segno dei tempi.