Il presidente della Tunisia Kais Saied ha tenuto a precisare che non si tratta di un golpe, ma di “misure necessarie per salvare il paese”, ma nel Paese del nord Africa è in atto la più grave crisi politica dalla primavera araba, la rivoluzione che nel 2011 portò la Tunisia ad uscire dalle proteste di massa con una democrazia relativamente solida.

Domenica sera Saied ha infatti rimosso il primo ministro Hichem Mechichi, sospendendo i lavori del Parlamento per trenta giorni. Una mossa che ha fatto scendere nelle strade della Tunisia migliaia di persone, in larga parte a favore della mossa del presidente di destituire il capo del governo. Oltre a Mechichi, il presidente tunisino ha silurato anche il ministro della Difesa Brahim Berteji e la ministra della Giustizia Hasna Ben Slimane. La decisione è stata però delegittimata dal Parlamento che con una nota ufficiale ha affermato: “Tutte le decisioni di Saied sono nulle perché vanno contro la Costituzione. Invitiamo le forze dell’ordine a stare al fianco del popolo proteggendo la Carta”.

L’esecutivo di Hichem Mechichi è da tempo sotto accusa per le modalità con le quali ha gestito l’emergenza Coronavirus, che si è andata a sommare alle difficoltà economiche della Tunisia, alle prese con anni di stagnazione.

A rendere evidente il fallimento nella gestione della pandemia da parte di Mechichi sono i numeri: la campagna di vaccinazione procedente a rilento, con solo il 10% della popolazione immunizzata, mentre il Coronavirus ha contagiato 550mila persone e provocato il decesso di 18mila tunisini.

Una escalation che ha portato il presidente Saied ad esercitare l’articolo 80 della Costituzione, destituendo il primo ministro e sospendendo il Parlamento per il “pericolo imminente” per il Paese.

Una mossa che ha ovviamente spiazzato Mechichi e il suo partito islamista moderato Ennahda, che hanno gridato al “colpo di stato” e chiedendo ai suoi sostenitori di scendere in piazza, col rischio di scontri di piazza tra opposte fazioni. Accusa respinta dal presidente Saied, per il quale “chi parla di colpo di Stato dovrebbe leggere la Costituzione o tornare al primo anno di scuola elementare, io sono stato paziente e ho sofferto con il popolo tunisino”.

Scontri che si stanno già verificando nella capitale Tunisi all’esterno del Parlamento, guidato da Rached Ghannouchi, presidente di Ennahda, mentre alcune sedi del partito che esprime il primo ministro sono state prese d’assalto dai manifestanti anti-governativi.

Quanto agli scenari futuri, ancora difficili da immaginare, il presidente Kais Saied ha già annunciato che nei prossimi giorni provvederà a nominare un nuovo capo di governo.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia