L’aereo Ryanair dirottato dal Kgb di Lukashenko, consentendo l’arresto a Minsk del giornalista Roman Patrosevich, attivista per i diritti dell’opposizione democratica, ha innescato reazioni forti in tutta Europa. La presidente della Commissione europea Von der Leyen, all’unisono con il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha assicurato “conseguenze” per la Bielorussia.

Il divieto di sorvolo dello spazio aereo e l’inasprimento delle sanzioni sono però le uniche due misure concrete intraprese dall’Europa, mentre a macchia di leopardo gli ambasciatori bielorussi vengono messi alla porta – come in Lituania – semplicemente convocati per comunicazioni, come a Roma, Parigi e Berlino, oppure tenuti al riparo dalle polemiche come nell’Ungheria di Orban, che con Lukashenko ha sempre avuto buone relazioni. Il documento della Commissione europea contesta alle autorità bielorusse “un atto di pirateria aerea”, avendo costretto ad atterrare il volo Atene-Vilnius con la minaccia di un Mig-29 che ha scortato a terra il velivolo della compagnia irlandese.

Ma tra le diplomazie dei 27 le differenze ci sono, eccome. La Germania ha bloccato gli interscambi culturali e sportivi, richiamando ieri la squadra dei ciclisti tedeschi che partecipava ad una importante competizione in Bielorussia. La Francia ha pronto l’elenco delle società che devono interrompere ogni ordine, fornitura o consegna. La Spagna e la Polonia hanno già preannunciato iniziative diplomatiche forti. In Italia ieri una nota dei Cinque Stelle applaudiva alla presa di posizione europea: «Come auspicato, l’Europa ha dato un segnale importante contro l’inaccettabile atto compiuto da Alexander Lukashenko: nel Consiglio europeo, infatti, si è deciso di puntare sull’irrogazione di sanzioni aggiuntive alla Bielorussia, oltre che il blocco aereo». La chiosa con cui sembra volersi archiviare il caso non convince. Agli atti risultano infatti numerose iniziative parlamentari intraprese a favore delle relazioni Italia-Bielorussia negli ultimi tre anni, sotto il Conte I e il Conte II, di cui ogni volta si sono fatti carico gli esponenti del Movimento. A proporre la legge 120/19 nel settembre 2019 fu Vito Rosario Petrocelli, senatore già al secondo mandato; la sua proposta era volta alla «ratifica del trattato di cooperazione internazionale per le attività culturali, di ricerca scientifica e tecnologica tra Italia e Bielorussia».

Si sta già parlando di un periodo turbolento per il paese-satellite della Russia di Putin, in cui le mancate elezioni e gli arresti dei dissidenti erano già oggetto di denuncia, tanto da aver attivato una agenzia Osce per il monitoraggio dei diritti umani nel Paese. Relatore in Commissione e relatore di maggioranza fu l’onorevole Cristian Romaniello, anch’egli del Movimento Cinque Stelle. Partito che ha sposato la causa bielorussa in più occasioni, come si dimostra seguendo l’attività della sede diplomatica in cui i funzionari di Lukashenko operano a Roma. Lo scorso 17 marzo si è tenuta su Zoom una conversazione tra il Presidente della Commissione permanente per gli affari internazionali del Parlamento bielorusso Sergei Rachkov e il presidente della 3a Commissione permanente (Affari Esteri) del Senato, guarda caso quello stesso Vito Rosario Petrocelli che aveva curato il successo della ratifica dei trattati di cooperazione.

I due avrebbero commentato positivamente l’incontro, tenutosi l’8 febbraio alla Farnesina, tra il Vice Ministro degli Esteri bielorusso, Sergey Aleinik e il Direttore Generale per gli affari politici del Maeci, Sebastiano Cardi. La Farnesina presidiata da Luigi di Maio è diventata sede di interlocuzione ricorrente, per la Bielorussia. E difatti la condanna ufficiale di Roma diverge dai toni durissimi delle altre cancellerie. L’Italia deve però aderire al blocco aereo. Almeno in teoria. Al momento di andare in stampa, proviamo a fare un biglietto diretto Roma-Minsk e la compagnia di bandiera Belavia ce lo conferma; i loro uffici in via Bissolati a Roma sono aperti tutti i giorni: “le facciamo avere un visto turistico in otto giorni”, assicurano.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.