Politica
Tutto pronto per il Mundialito di Belluno, esempio di coesione sociale e integrazione
Quello che sembrava un calcetto estivo, o un torneo di balon, è diventato molto di più. Una storia tutta italiana, anzi tutta bellunese, quella raccontata martedì, in Sala Nassirya, alla conferenza stampa su iniziativa del presidente della 9a Commissione, il senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo. È stata presentata, infatti, l’edizione 2026 del “Mundialito di Belluno”, torneo calcistico alla sua quarta edizione – si terrà il secondo fine settimana di luglio, nella splendida cornice delle Dolomiti – che quest’anno ha ricevuto il patrocinio del Ministero per lo Sport e i Giovani e del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, oltre a quello del Consiglio regionale del Veneto. Ci tiene a precisarlo De Carlo: “Non è politica, si tratta di integrazione, e l’integrazione avviene attraverso la conoscenza reciproca”.
14 squadre, dall’Albania al Senegal, passando per Turchia e Brasile, per un totale di oltre 200 giocatori, si contendono la coppa. Non solo. Dopo il fischio dell’arbitro, c’è anche il “terzo tempo”. Sia chiaro, più gastronomico che rugbistico: un banchetto finale aperto a tutti, pubblico e giocatori, per assaggiare le tante pietanze e specialità preparate dalle comunità coinvolte. In contesti montani come la provincia di Belluno, saper valorizzare le tante comunità straniere che la abitano è un valore aggiunto. I partecipanti al Mundialito nella stragrande maggioranza dei casi abitano stabilmente sul territorio, in molti sono anche immigrati di seconda generazione. E cos’altro può meglio unire se non il pallone e il buon cibo?
L’iniziativa – racconta l’assessore allo Sport del Comune di Belluno, Monica Mazzocoli – è un invito ad accogliere tutti, un momento di incontro, solidarietà e amicizia. Talvolta nell’immaginario collettivo si dipinge la provincia come un luogo chiuso, o poco incline ai cambiamenti. Ecco, il Mundialito smentisce questa – diciamolo – altezzosa rappresentazione. Attraverso lo sport, il sano tifo per la propria squadra e la sincera voglia di stare insieme, il torneo bellunese è un esempio concreto di coesione sociale e integrazione. “È cresciuta, negli anni, la grinta e la voglia di vincere e i giocatori sono felici di portare in alto la bandiera del proprio Paese d’origine”, sostiene De Carlo. Che poi, in merito alla presenza, tra le squadre, dell’Italia, ci scherza su: “Sarà l’unico mondiale che giocheremo quest’anno, speriamo di vincerlo”.
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