Politica
Ustica, strage di matrice terroristica
Domattina sarò presente, su invito del Presidente del Senato, alla celebrazione, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, del “Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale e delle stragi di tale matrice”. Alla cerimonia parteciperanno formalmente due rappresentanti per ognuna delle circa 40 associazioni che rappresentano i parenti delle vittime di questi tragici avvenimenti nella storia del nostro Paese.
Quest’anno ci sarà una novità. È stata invitata infatti, dopo il riconoscimento formale da parte del governo, l’Associazione per la verità su Ustica, sostenitrice della tesi dell’esplosione il 27 giugno del 1980 di una bomba a bordo del DC 9 che provocò 81 vittime, presieduta da Giuliana Cavazza, che in quel disastro aereo ha perso la madre. Sarà presente anche l’associazione presieduta da Daria Bonfietti, che perse il fratello, da sempre sostenitrice della tesi di una battaglia aerea e dell’abbattimento per errore del DC 9.
Voglio notare subito che la sentenza penale, le perizie tecniche, la documentazione Nato, le prese di posizione formali e ufficiali dei presidenti di Francia e Stati Uniti hanno escluso categoricamente la tesi della battaglia aerea e del missile, e certificato l’esplosione di una bomba a bordo. L’incontro di domani in sede istituzionale inquadra correttamente e formalmente l’accaduto nell’ambito del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Ma quest’anno ci sono altre importanti novità. La prima è che – dopo le stragi all’Aeroporto di Fiumicino del 1973 e del 1985, di cui è stata accertata la responsabilità del gruppo terroristico palestinese di Abu Abbas – recentemente la magistratura ha incriminato esponenti dello stesso gruppo come responsabili dell’uccisione del piccolo Stefano Gaj Tachè nel 1982 davanti alla Sinagoga di Roma. La seconda è che l’opposizione dell’associazione presieduta da Cavazza all’archiviazione del caso è stata accolta dal Gip, che ha avviato un calendario di incontri per decidere se accogliere la richiesta di archiviazione o continuare nelle indagini.
In quella sede spero finalmente di poter essere ascoltato, anche perché nel frattempo è stato tolto definitivamente dal governo Meloni il segreto di Stato, e i relativi atti depositati all’archivio di Stato, che documentano quello che il sottoscritto, Maurizio Gasparri e altri parlamentari della Commissione di inchiesta sulla morte di Aldo Moro avevano potuto consultare ai Servizi Segreti. Come è noto, al tempo del governo Conte venni formalmente convocato a Palazzo Chigi, dove il Capo di Gabinetto Alessandro Goracci e il Capo dei Servizi Segreti Gennaro Vecchione mi diffidarono a non diffondere quanto avevo annotato, con la minaccia di denuncia, avvertendo formalmente Cavazza – che ne aveva fatto richiesta – che l’“interesse nazionale” impediva di renderle pubbliche. E tutte le volte che Marco Minniti mi incontrava al Senato, mi avvertiva amichevolmente delle conseguenze di rendere pubbliche carte segretate.
Ma, adesso che le carte sono consultabili da tutti, il confronto dovrebbe avvenire sui fatti, essendo ancora possibile assicurare alla giustizia gli esecutori dell’attentato (come hanno fatto gli inglesi per Lockerbie) e smetterla di correre dietro alle decine di fantomatiche ricostruzioni di battaglie aeree mai avvenute nella realtà, addirittura nell’ultima versione dando la colpa dell’abbattimento nel 1980 ad aerei israeliani. E tutti coloro – giornalisti, scrittori, autori di film e sceneggiatori – che per decenni si sono sbizzarriti nelle più fantasiose ricostruzioni, dovrebbero adesso avere l’onestà intellettuale di prendere atto della realtà e concorrere al tentativo di assicurare alla giustizia i responsabili di quell’orribile strage.
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