Diciannove milioni di passeggeri. È il numero con cui il Polo aeroportuale del Nord Est ha chiuso il 2025, in crescita del 4%, e i primi due mesi del 2026 hanno accelerato ancora: +11,5%, circa 2,5 milioni di viaggiatori. Verona ha superato per la prima volta i quattro milioni, con un balzo che a gennaio ha sfiorato il 21%; Venezia, terzo scalo intercontinentale italiano, ha toccato 11,85 milioni; Treviso, regno del low-cost con quarantacinque destinazioni, ne ha contati oltre 3,2. Per l’estate sono già in vendita sedici milioni di posti, il 9% in più dell’anno scorso, con rotte nuove verso Casablanca, il Cairo, Reykjavik e un potenziamento del diretto per Shanghai.

Il cielo, insomma, è affollato. Il problema comincia quando l’aereo atterra. Perché la crescita del traffico misura in controluce anche un ritardo: quello dei collegamenti a terra, dove il Veneto continua a muoversi in automobile molto più che in treno. Un turista che sbarca al Marco Polo o al Catullo trova un territorio ricco di mete e povero di binari che le colleghino allo scalo. L’aeroporto cresce come nodo internazionale, ma resta un’isola rispetto alla rete ferroviaria regionale. E ogni passeggero in più che non trova un treno è una coda in più sulle strade, un costo ambientale che i numeri record tendono a nascondere.

Qui il filo si riannoda a quello della TAV. La bretella ferroviaria che dovrà collegare il Marco Polo alla linea è considerata opera strategica, e il gruppo Save stima i primi treni tra fine 2026 e inizio 2027. La stessa alta velocità, quando arriverà davvero a Vicenza, passerà per una stazione cittadina destinata a essere riqualificata e potenziata proprio per intercettare quei flussi. Sono i tasselli di un’intermodalità ancora sulla carta, quella che altrove in Europa è la norma e che qui resta promessa. Segno che il futuro dei collegamenti veneti non si gioca soltanto in aria: si decide sui chilometri di ferro che separano una pista da una banchina. Non è solo una questione di rete di collegamenti interna: fuori c’è un mondo che in Veneto vuole muoversi e investire.