Ammontano a quasi duemila le vittime accertate e si contano decine di migliaia di dispersi in Venezuela, dopo il tragico terremoto del 24 giugno, a cui sono seguite, anche in questi giorni, continue scosse di assestamento. Le due scosse di magnitudo rispettivamente di 7.2 e 7.5, hanno provocato uno dei peggiori disastri naturali della storia del paese, radendo al suolo La Guaira e colpendo l’intero centro nord venezuelano. Da La Guaira definita “zona di guerra” per le conseguenze riportate, vengono esumati circa 750 corpi al giorno. Nonostante la risposta a livello internazionale non sia mancata, attraverso l’invio di unità cinofile, personale sanitario e aiuti alimentari, alcuni cittadini e attivisti venezuelani, hanno fatto presente come, l’interesse europeo, sia sempre minore rispetto alla vicenda Trump-Maduro.

L’Onu ha lanciato l’allarme sulla mancanza di cibo, acqua e strutture sanitarie. Ed è proprio sulla “deposizione” forzata di Maduro, che il mondo politico nonché pseudo-intellettuale, si è sentito, anche in taluni casi senza una piena conoscenza della transizione politica venezuelana e consapevolezza dell’interventismo di Trump, a sentenziare su questo Paese. Celebri sono state le liti nei salotti televisivi, dove una parte della sinistra più radicale, sottolineava come l’operazione di Trump non solo non si curasse minimamente del rispetto delle regole del diritto internazionale ma che il Venezuela fosse solo una terra di spartizione per accaparrarsi il petrolio (analisi parzialmente corretta, ma insufficiente). Eppure nelle schermaglie diplomatiche tra Washington e Caracas, sta passando sotto traccia che il 24 giugno ha innescato un crollo dell’intero sistema-paese: basti pensare a Caraballeda, nello Stato di La Guaira.

In tale area infatti c’è stato un crollo senza eguali dei complessi residenziali della Misión Vivienda, voluti da Hugo Chavez nel 2010 per gli sfollati a causa delle alluvioni che colpirono in quegli anni il Venezuela. Dopo la caduta di Nicolás Maduro al palazzo di Miraflores siede Delcy Rodríguez, prima donna ad esercitare ad interim funzioni presidenziali. A lei il delicato compito di traghettare ciò che rimane del regime di Maduro in un negoziato con la Casa Bianca da un lato e con un’opposizione interna rinvigorita dall’altro. E sono proprio i gravissimi problemi economici da diversi anni e la mancanza di risorse, che hanno portato ad una scarsa manutenzione delle stesse strutture. Una stima recente inoltre riporta che l’80% della popolazione venezuelana vive in prossimità di zone sismiche e che, gli stessi edifici tra Caracas e La Guaira, non rispettano i moderni criteri antisismici.

Il rischio drammatico è che, mentre la diplomazia internazionale resta a guardare, il Venezuela rimanga sepolto sotto le macerie della sua stessa transizione. Se l’Occidente vuole mostrare una superiorità morale ed etica, deve smettere di intervenire solamente per ergersi a paladino della giustizia, ma guardare a questo paese soprattutto nel momento del bisogno.

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Classe 2002, riformista per scelta e cattolica per formazione, nel solco di maestri come Sturzo, De Gasperi e La Pira. Ho fondato Orizzonte Giuridico, un’officina di pensiero nata per rimettere la cultura del diritto al centro del dibattito pubblico. Mi divido costantemente tra l’Italia e l’Albania, con tre chiodi fissi: il Diritto Costituzionale, i sistemi elettorali e le stanze del Vaticano.