Ovvero il moltiplicatore immaginario di un montante contributivo anch’esso immaginario, è fatto risalire ad un momento anteriore quando l’attesa di vita era certamente maggiore di quella all’atto del ricalcolo (e quindi si è determinato un taglio ancor più consistente). Si tratta, alla fine, di un procedimento limitato ad alcune migliaia di cittadini italiani ed applicato soltanto a loro, in nome di un principio insussistente di eguaglianza, dal momento che, almeno per ora, nessun cittadino italiano è stato sottoposto, obbligatoriamente, ad un’operazione siffatta. Tale argomentazione critica si collega ad un’altra, altrettanto non corrispondente alla realtà: che il ricalcolo degli ex vitalizi interamente secondo il sistema contributivo (abbiamo dimostrato che si tratta di una manipolazione) renderebbe uniformi le regole previste per gli ex parlamentari a quelle in vigore per tutti gli italiani. Non è vero. Il 96% dei trattamenti vigenti è stato erogato sulla base del metodo retributivo e in piccola parte del misto. Le prime pensioni di conio unicamente contributivo ci saranno intorno al 2035 e solo trent’anni dopo i trattamenti saranno interamente regolati dal metodo introdotto dalla riforma Dini.

Per ora interamente calcolate con il metodo contributivo, anche per i periodi pregressi, sono state solo le prestazioni riferite alla c.d. opzione donna e, per un certo periodo, quelle derivanti da misure di totalizzazione. Ma si è trattato, sempre e comunque, di scelte volontarie compiute dagli interessati e riferite ai nuovi trattamenti, non modifiche forzate a quelli in vigore, apportate ora per allora. Quanto alle ‘’basi tecniche’’ si sono messi in fila dei moltiplicatori come se fossero numeri al lotto, senza alcun riferimento all’attesa di vita. La politica si è arresa ancora una volta alla demagogia. In definitiva, si è creato un regime pensionistico speciale (e punitivo) solo per gli ex parlamentari, i quali, tuttavia, devono ringraziare di non essere prelevati a casa e portati in giro dalle guardie ‘’gialle’’, come ai tempi della famigerata Rivoluzione culturale cinese. Ma siamo sicuri che non accada?