L'opinione
Vogliamo i Colonnelli
L’indimenticabile film di Mario Monicelli “Vogliamo i Colonnelli” (1973) offriva il ritratto parodistico di chi, nell’Italia dei primi anni Settanta, agognava addirittura all’arrivo dei militari al potere, come nella vicina Grecia.
Oggi sembra che il tema sia tornato d’attualità, malgrado gli indicatori socioeconomici veri vadano in tutt’altro segno. In Germania l’AFD ha vinto con parole d’ordine che vanno dalla nostalgia per l’ordine e la disciplina (dell’ex Germania Est, mica del Terzo Reich…) e che inneggiano al rinnovo delle squadracce punitive. Gruppi di cittadini armati che devono vigilare sui migranti. Da noi c’è Roberto Vannacci. Il General generico che se la prende con il mondo al contrario, dominato dal caos, a cui ne aggiunge di suo. Propone, un po’ come i suoi epigoni tedeschi, il rastrellamento nelle stazioni. Sembra che gli vadano dietro agenti di polizia, militari, finanzieri. E non con gli sfollagente: con il voto.
La sinistra di oggi, che i fenomeni nuovi tende a capirli tardi e male, potrebbe stare al gioco proponendo un suo uomo d’ordine. Starebbe addirittura pensando, per il ruolo di candidato premier, a una figura terza rispetto a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Un uomo che sappia rispondere alla domanda di sicurezza, diventato tema predominante nella percezione pubblica, con qualche incertezza in meno rispetto ai leader di Pd e 5S. Compito non difficilissimo. Ben più arduo sarà quello di riportare la politica al centro, una volta che la retata elettorale sarà conclusa.
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