Come le inchieste più mediatiche che alla resa dei conti in Tribunale si risolvono in un nulla di fatto, la candidatura da indipendente di Henry John Woodcock, sbandierata anche con qualche intervista un po’ chiacchierata sui giornali (in particolare una, firmata chissà perché con uno psdeudonimo), non porta il pm anglo-napoletano a Palazzo dei Marescialli. La corsa per lui si ferma ancora una volta al Centro direzionale di Napoli. Ci aveva provato una prima volta qualche mese fa quando provò a varcare i confini della Procura partenopea proponendosi come candidato per la guida della Procura di Reggio Emilia.

Progetto ambizioso, forse troppo, tanto che fallì. Woodcock non fu eletto, per la verità non fu nemmeno nella rosa dei nomi che la Commissione incarichi direttivi del Csm indicò al plenum di Palazzo dei Marescialli, e così tutto sfumò e Woodcock tornò al suo lavoro di sostituto procuratore nell’ufficio di Napoli. Ma la Procura partenopea deve essere diventata in questi mesi, in questi anni, sempre meno interessante per lui, tra riflettori mediatici sempre più spenti e sentenze intervenute a ridimensionare e bocciare ricostruzioni al centro di molte sue inchieste. Di certo, questi attuali sono tempi diversi da quelli in cui bastava il nome del pm anglo-napoletano a far accendere i riflettori su ogni tipo di inchiesta. Questi sono tempi in cui si sta cominciando a diffondere una consapevolezza diversa (anche se la strada da fare è ancora lunga) verso la presunzione di innocenza, il riserbo investigativo, l’eccessiva presenza dei media nei dettagli di indagini che sono in una fase puramente preliminare, le manette facili, la gogna giudiziaria, le conferenze stampa in Procura e tutto quello a cui abbiamo assistito fino a non molti anni fa, lasciandoci alle spalle vite e carriere distrutte da sospetti investigativi pompati sui giornali come se fossero verità e smentiti in Tribunale da assoluzioni e proscioglimenti. Woodcock ha dunque provato a candidarsi per il Csm, ciò vuol dire che avrebbe lasciato Napoli alla volta di Roma.

Si è lanciato nella campagna elettorale estiva per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno della categoria delle toghe. «Mi candido da indipendente – aveva detto-, senza legami con alcuna corrente. Sono l’unico a rappresentare l’ufficio del pubblico ministero dei distretti di Napoli e Salerno, ossia dell’intera Campania, e a mio avviso sarebbe inspiegabile se un territorio difficile come il nostro non fosse rappresentato da un pm all’interno del nuovo Csm», aveva sottolineato in una sua intervista. Non è stato eletto. Ha chiuso la sua corsa con 467 voti. E a sentire gli umori interni agli ambienti giudiziari, non è stato solo il vento delle correnti ad aver spazzato via le sue ambizioni da consigliere di Csm. Deve essere stata anche una questione di consensi, di preferenze da parte dei colleghi. Perché nella categoria dei pubblici ministeri, diversamente da quelle della Cassazione e dei giudici di merito, il fronte dei cosiddetti indipendenti è riuscito ad aprire una breccia nel muro delle correnti se si pensa al pm di Milano Roberto Fontana che, da candidato indipendente, ha conquistato un seggio al Csm risultando tra i più votati nel collegio 1, quello dell’Italia centro-settentrionale.

Woodcock era candidato nel collegio 2, quello che include distretti dell’Italia centrale e meridionale. La sua corsa si è fermata a Napoli. Quindi, riepilogando, le correnti storiche conquistano anche i cinque seggi dei pm per cui, nel complesso il nuovo Csm, per quanto riguarda i consiglieri togati, sarà formato da sette magistrati della corrente di destra di Magistratura indipendente, sei della corrente di sinistra di Area, quattro di Unità per la Costituzione (Unicost), due di Magistratura democratica e un indipendente. In totale venti consiglieri, come previsto dalla recente riforma della ministra della Giustizia Marta Cartabia (erano sedici prima della riforma), e con una presenza delle correnti che sembra più forte di prima. Altro che cambiamento. Quello, a questo punto, si spera lo attuino i magistrati eletti agendo con coscienza e reale spirito di indipendenza e autonomia. Staremo a vedere.

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Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).