La nomina non è imminente ma vicina. Bisognerà bandire il concorso, si prevede una lunga lista di candidati, e poi di mezzo, a livello temporale, ci potrebbe essere il rinnovo del Csm che scade a luglio. Parliamo della scelta del nuovo procuratore di Napoli, il capo dell’ufficio inquirente più grande d’Italia. Che poi coincide con una nuova stagione per il Palazzo di giustizia posto che da sempre ogni procuratore imprime il suo ritmo, il suo registro, la sua importa al lavoro inquirente dei vari sostituti. Che Procura sarà quella di Napoli nella stagione post-Melillo?

Il ventaglio di ipotesi varia con il variare dei nomi dei papabili. Per ora è un elenco molto provvisorio, basato sulle voci che già cominciano a circolare nei corridoi del palazzo di vetro del Centro direzionale e delle voci che arrivano da Roma, dalle stanze del potere delle correnti visto che dal quel che è emerso fino a questo momento lo scandalo Palamara e tutto quello che ne è conseguito non ha scalfito il granitico meccanismo di selezione degli incarichi di vertice in seno alla magistratura. Chi potrebbe concorrere per la Procura di Napoli dopo Giovanni Melillo? Per il momento ci sono soltanto voci, indiscrezioni. Partiamo da queste ultime. Un nome tra i papabili è quello che desta meno sorpresa fra tutti: Nicola Gratteri.

L’attuale procuratore di Catanzaro è stato associato alla possibilità di una corsa verso Napoli, descritto come una sorta di “anti-Melillo” laddove la contrapposizione tra i due procuratori si intende legata non solo al fatto che entrambi hanno concorso per l’Antimafia nazionale ma anche, e forse soprattutto, alla diversa personalità dei due magistrati, al diverso approccio operativo e politico al lavoro inquirente e al ruolo di vertice di una Procura. Moltissime sono le voci di una candidatura napoletana di Gratteri, di cui recentemente si è parlato anche a proposito di una possibile corsa per il Csm. «Presenterà domanda per Napoli», assicurano voci che arrivano dagli ambienti giudiziari. «Bisognerà vedere se glielo lasciano fare…», è la considerazione che si aggiunge al pronostico sulla candidatura. Il riferimento è alle logiche delle correnti, a quegli equilibri e a quei meccanismi tutti interni alla categoria delle toghe.

Quelli che si fa fatica a spezzare senza una riforma seria e profonda della giustizia, ma questa è un’altra storia. Torniamo a Napoli, alla Procura grande per numero di magistrati in pianta organica (112 in pianta, 99 quelli in servizio effettivo oltre a 92 vpo, vice procuratori onorari) e per numero di fascicoli (decine di migliaia) ma anche per il clamore e il peso politico delle inchieste che partono dal Centro direzionale, a prescindere dal loro esito processuale. Vale ricordare che da Napoli sono partite l’inchiesta Berlusconi, l’inchiesta Finmeccanica, l’inchiesta Consip. Indagini considerate soprattutto mediatiche viste le assoluzioni che già ci sono state in sede processuale. Una Procura complessa, Napoli, e strategica.

Tra i possibili candidati di cui si vocifera spunta anche il nome di Giuseppe Borrelli, attuale procuratore a Salerno ma che conosce molto bene la realtà napoletana sia dentro sia fuori il palazzo di vetro del Centro direzionale. Borrelli ha trascorso gran parte della sua carriera all’interno dell’ufficio inquirente napoletano, prima da sostituto e poi da procuratore aggiunto impegnato principalmente sul fronte antimafia, anticamorra, ed è stato per un periodo anche vice di Melillo, poi ha preferito concorrere per Salerno. È un magistrato che conosce molto bene le dinamiche e gli equilibri dell’ufficio della cittadella giudiziaria. Quanto potrebbe essere sostenuto in questa tornata, ammesso che realmente faccia richiesta di concorrere all’incarico di procuratore a Napoli, è altro discorso. È presto per tirare le somme. Quel che è certo, al momento, è che l’incarico di capo della Procura di Napoli è un incarico delicato, che in passato ha rappresentato sia l’ultima spiaggia per chiudere la carriera sia il volano per fare uno scatto di carriera. Cosa accadrà nel prossimo futuro lo dimostrerà solo il tempo.

Intanto la Procura di Napoli è attualmente retta da Rosa Volpe, prima magistrato donna a ricoprire un tale ruolo nella storia giudiziaria napoletana. Potrebbe carezzare l’idea di presentare la propria candidatura per rendere questo incarico non più provvisorio ma definitivo, è una possibilità ma sulle chance di farcela pesa il fatto che concorrerebbe da procuratore aggiunto mentre altri già con il grado di procuratore. Va invece sfumando l’indiscrezione su Aldo Policastro, attualmente procuratore a Benevento. La voce di una sua possibile corsa per la Procura di Santa Maria Capua Vetere potrebbe farlo desistere da quella per Napoli. Si vedrà. Anche in questo caso si tratta di un magistrato che conosce la realtà napoletana e campana essendo stato pm e giudice a Napoli, prima della parentesi da sostituto pg in Cassazione.

Arriverebbe invece da fuori Napoli Leonardo Leone De Castris, attuale procuratore di Lecce. Aveva sfidato Melillo nella corsa per la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, viene dato tra i possibili favoriti ad occupare la poltrona all’ottavo piano del palazzo di vetro del Centro direzionale. I giochi si stanno per aprire, la scelta non sarà facile. Il nuovo procuratore eredita un ufficio complesso, dagli equilibri non sempre stabili, con una storia di alti e bassi, con molte inchieste tanto mediatiche quanto fragili sul piano processuale, in un periodo in cui la fiducia dei cittadini nella magistratura è in crisi. C’è bisogno di recuperarla questa fiducia. Con i fatti, non a parole.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).